Fallimenti in crescita Metà dei lavoratori non trova più posto


VIGEVANO. Aumentano i fallimenti e le conseguenze sono sempre più gravi. Solo la metà dei lavoratori che perde il posto riesce a trovarne un altro.
Ma è anche difficile trovare acquirenti per i beni delle società fallite.
Il punto di partenza sono i dati forniti dalla cancelleria fallimentare del tribunale di Vigevano, che segnano una netta differenza tra il periodo pre-crisi e quello successivo. Nel 2008, infatti, i fallimenti dichiarati furono 36 e salirono a 59 l'anno successivo. Quest'anno siamo già a quota 45. Le difficoltà non fanno distinzione tra i comparti, anche se i settori più colpiti sono l'artigianato e i servizi. «Direi che i casi sono diffusi sia nel settore manifatturiero che in quello commerciale - afferma Roberto Zoboli, presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti - e la situazione è sempre più grave. E' diventato un grosso problema anche il realizzo di introiti per soddisfare i creditori delle aziende dichiarate fallite. Di questi tempi, gran parte dei fallimenti si chiude con un attivo ridottissimo o addirittura zero, ma anche dove c'è attivo è molto difficile il realizzo. Nel settore immobiliare la domanda ristagna ed è quindi problematico vendere gli immobili delle ditte che hanno cessato l'attività per fallimento. Lo stesso vale per i macchinari. In questo modo i creditori sono doppiamente penalizzati e i tempi delle procedure si allungano».
Nel settore calzaturiero, ancora comparto-simbolo dell'economia locale, le ultime procedure fallimentari avviate sono state quelle dei calzaturifici Mito di Gambolò e Vvm di Vigevano. «La Vvm aveva circa 25 dipendenti - ricorda Anna Colombo, sindacalista della Filtea-Cgil -. In questo caso la mobilità è ancora aperta. La metà dei lavoratori è riuscita a ricollocarsi. Nel caso del 'Mito", che occupava una dozzina di persone, so che qualcuno ha trovato un'alternativa. Ma, in generale, la ricollocazione è sempre più difficile e le difficoltà aumentano quanto più un lavoratore resta fuori dal processo produttivo». L'edilizia è un altro settore in questi anni duramente colpito dai fallimenti. «L'edilizia soffre particolarmente - sostiene la commercialista Carla Piccolini - e ha trascinato con sè anche una significativa fetta di indotto, cosi come la crisi del settore metalmeccanico ha messo in ginocchio i contoterzisti».

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Lorella Gualco