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SAN MARTINO
Dobbiamo ribellarci:
no alla discarica di amianto
Da qualche giorno le cronache riguardanti il nostro territorio sono dominate dalla notizia secondo cui nella dismessa ex-cava Villa situata al confine dei Comuni di Cava Manara e San Martino si vorrrebbe avviare un impianto per lo smaltimento dell'amianto dismesso.
Di questa notizia, che dovrebbe far scattare uno spontaneo movimento di protesta in seno alle cittadinanze interessate, non se parla con il dovuto sconcerto.
Non è sufficiente un territorio colonizzato in modo continuo ed invasivo a suon di cemento, centri commerciali a gogò, lottizzazioni private a dismisura, consumazione del suolo senza ritegno, sopravvenute multisale (se ne sentiva la mancanza...) insieme a terreni agricoli che saranno attraversati, speriamo di no, da un'assurda e inutile autostrada.
No: qua in mezzo bisogna sfruttare tutto, il limone bisogna spremerlo fino all'osso. Quindi, - perché no?, idea geniale - riempire un'enorme voragine, relitto di una cava, di amianto. Pare l'amianto di tutta la Lombardia.
Davanti a enormi progetti di questa natura possibile che si parli solo di «vantaggi economici» dei Comuni interessati spacciandoli come interessi dei cittadini? Ma quali interessi? Sono più interessanti i denari ricavabili da un intervento di questa portata o sarebbe più ovvio cominciare a preoccuparsi della salute pubblica di questo territorio? L'aria che si respira, l'acqua che si beve, il recupero di un ambiente naturale messo al tappeto, la vivibilità dei nostri paesi.
Qui siamo davanti a un'enorme, ennesima speculazione calata da qualcuno sulla testa di tutti. E' ora di opporsi con la dovuta fermezza e chiarezza a questi metodi feudali. Sarebbe ora che la «politica» in questo territorio tornasse a farsi sentire: mi riferisco alla sinistra, almeno quella che c'è, a chi ha avuto incarichi pubblici in passato, agli ambientalisti veri e non a quelli di professione, dei quali non abbiamo udito una parola in merito, ai movimenti che ci sono.
Tutti si sentano responsabili. Tutti abbiamo uno scatto d'orgoglio e si mettano a disposizione per informare l'opinione pubblica di Cava e San Martino circa gli effetti che potrebbe causare una discarica d'amianto inserita in questo contesto morfologico.
Sarebbe ora che argomenti quali il bene comune, l'interesse collettivo e generale, il senso degli investimenti indirizzati a favorire servizi, scuola e cultura, l'educazione alla salvaguardia e al rispetto dell'ambiente, l'educazione alla legalità come prima e vera questione morale, tornassero all'ordine del giorno.
Ma per fare questo bisogna cambiare il registro alla classe dirigente dei nostri Comuni: un personale politico invecchiato (Pd o Pdl, nel nostro caso, dove sta la differenza?) e che bada non all'interesse generale, ma secondo un antico adagio italiano, al «particulare».
Cambio, ancora una volta auspicabile alle prossime elezioni comunali. Serve per questo, uno scatto d'orgoglio dell'opinione pubblica. Riuniamoci al più presto e chiediamo a gran voce che i cittadini elettori di Cava Manara e San Martino vengano chiamati ad esprimersi, quando sarà il momento, attraverso un referendum popolare circa la possibilità che il nostro territorio venga infestato da una discarica d'amianto.
Una consultazione popolare che possa vincolare la volontà delle amministrazioni comunali e inchiodare sull'agorà della democrazia le resposabilità di ciascuno.
A questo proposito, cosa ritengono di dire i sindaci dei Comuni interessati?
Emanuele Chiodiniex-assessore comunale di San Martino
INVERNO E S. CRISTINA
La 412 chiusa per lavori
ma poche segnalazioni
Spostandomi per impegni pastorali nella zona di Villanterio, Inverno e Monteleone, ho notato la chiusura della strada 412, in particolare nel tratto tra Monteleone e Santa Cristina. Provenendo da Inverno, le segnalazioni sono solo nell'ultimo tratto e mi pare creino non pochi disagi alla circolazione e agli automobilisti che vedono la barriera, peraltro in parte aperta forse per consentire il transito ai residenti delle cascine Nerone e Todeschina di Santa Cristina, solo all'ultimo momento o si avventurano per lo sterrato e si vedono poi costretti a tornare indietro.
Sarebbe il caso che i responsabili ci illuminassero sui tempi dei lavori in corso e sulle limitazioni reali, magari segnalandole in modo più preciso nei centri abitati limitrofi.
don Edoardo PevianiVillanterio
CASE A VIGEVANO
L'acqua nera dai rubinetti
Sopralluogo dell'Aler
In riferimento all'articolo apparso di recente sulla Provincia Pavese dal titolo «Case Aler, acqua nera dal rubinetto, in via Gramsci a Vigevano», si precisa quanto segue.
Gli inquilini giustamente lamentano periodicamente la fuoriuscita di acqua sporca dai rubinetti degli appartamenti. Due anni fa, pur ritenendo che il problema fosse di competenza del servizio Asm Vigevano, al fine di venire incontro alle richieste degli assegnatari, l'Aler ha provveduto ad installare appositi filtri a valle del contatore, con l'intento di limitare il disagio.
Nell'ultimo sopralluogo fatto da parte dall'idraulico dell'impresa appaltatrice, il 20 ottobre alle 12.30, l'acqua dei campioni prelevati risultava pulita (campioni depositati presso l'ufficio manutenzione dell'Aler di Pavia).
Per quanto detto sopra, il problema quindi è da ricondursi a sbalzi di pressione nelle condutture o nei pozzi dell'Asm che provocano il distacco di micro-particelle di terreno che finiscono di conseguenza nelle tubazioni di adduzione dei fabbricati. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che nell'immediate vicinanze dei fabbricati è presente una sottostazione di pompaggio dell'acquedotto, e dal fatto che interpellati alcuni residenti degli edifici privati confinanti si riscontra lo stesso problema.
L'Aler era ed è attiva per arrivare alla risoluzione del problema attraverso un impegno congiunto con l'Asm di Vigevano.
Alfonso Mercuridirettore generale Aler di Pavia
LE ECCELLENZE
Pavia ignorata in Lombardia
ma forse la colpa è nostra
Dopo aver sfogliato il recente inserto del Corriere della Sera, documento di ben 56 pagine dedicato alla Lombardia (ai suoi protagonisti nel campo dell'economia e della cultura), sono rimasto sorpreso dal profilo deludente che, almeno ai miei occhi, emerge della nostra realtà provinciale.
Mi chiedo se la rappresentazione fatta sia condivisibile perché rispondente alla realtà oppure se, come credo, sia da considerare riduttiva in quanto non vi sono menzionate, nell'ambito di una analisi giornalistica comunque pregevole per ampiezza e contenuti, alcune nostre situazioni già considerate di «eccellenza».
Mi chiedo anche se ciò può dipendere dal fatto che questi nostri centri di «eccellenza» non appaiono adeguatamente valorizzati per difetto di visibilità in quanto «non sappiamo raccontarci», come affermato nel documento a proposito di comunicazione.
Ritengo che una precisa consapevolezza della propria identità territoriale possa favorire «l'alleanza» sul territorio delle classi dirigenti invocata dal documento, giocando quindi da protagonisti la difficile partita della crescita economica e sociale.
Gian Carlo ArbasiniPavia
PAVIA, LA POLEMICA
Le casette di viale Matteotti
e l'orrore metropolitano
Ho avuto modo, come tutti, di osservare le casette dell'Allea di viale Matteotti qui a Pavia. Stucchevolmente dipinte in colori pastello ricordano quelle, sicuramente più grandi, in legno, di alcune isole dei Caraibi, rosine, gialline, verdine: sarà per portare un po' di Antigua anche qui. O quelle microscopiche del Monopoli, gioco da tavolo, su cui era abitudine e tradizione, negli anni passati, trascorrere il pomeriggio del Natale e delle feste seguenti, o quelle, sempre piccole, che vengono allestite alla periferia di Siviglia, fino a formare un vero e proprio villaggio, in occasione della rutilante feria de abril.
Dopo la pensilina in piazza Vittoria, è d'uopo che l'orrore metropolitano dilaghi e si estenda ad altre zone della città, cerchi di diventare il più democratico possibile. E' facile, inoltre, immaginarle, le casitas, gelide in inverno e torride d'estate, come i piombi di Venezia. Non hanno in sè l'aria, il respiro, la poesia della terra di Spagna, di Barcellona, ma possiedono le stimmate della caducità, del transitorio. Venderanno, prevalentemente, come ho avuto modo di leggere, giocattoli e dolciumi, per la gioia dei più piccoli. Si spera, almeno, che data la relativa risibilità della cifra occorsa perchè vedessero la luce, dell'infima superficie dalle stesse occupata, e dopo le recenti epurazioni non ci siano state ingerenze mafiose-'ndranghedistiche.
Tra i desiderata della Pubblica Amministrazione: mamme deambulanti in compagnia dei relativi pargoli, esemplari, questi ultimi, in via d'estinzione considerato il preoccupante calo demografico.
Molti saranno capricciosissimi e prepotenti, del genere «Tutto quello che vedo, voglio», altri purtroppo, come la bambina della canzone degli anni '40, che, «mentre pieni di pianto ha gli occhi», si lamenta: «Alla tua piccolina non compri mai balocchi, mamma, tu compri soltanto i profumi per te».