«Ora temiamo l'assedio dei rifiuti»
CAVA MANARA. Un chilometro di lunghezza per settecento metri di larghezza in cui vivono una decina di famiglie: Cascina Casotti è circondata dai campi, i rumori della statale dei Cairoli sono attutiti. Non c'è un negozio, solo case, cani da guardia e giardini. E speranze di pace infrante da tempo. «A duecento metri c'è la discarica della Alan che ci ammorba - spiega Renzo Cremaschi affacciato al cancello della villetta -. E ora a 400 metri arriverà l'amianto».
I cittadini di Casotti, frazione di Cava Manara, non sono contrari alla discarica di amianto pregiudizialmente. Ma la fiducia è una cosa che va guadagnata. E i residenti sono delusi dal trattamento subito negli anni, sballottati dalle decisioni di sviluppo dei comuni vicini. Zinasco, Carbonara, Cava Manara, tra discariche e aziende spuntate tra i campi e il progetto di un'autostrada che i cittadini di questo pugno di case hanno sentito come imposto dall'alto, nonostante il no del loro Comune alla conferenza dei servizi. E tutti, interpellati, ricordano gli anni di lotta contro l'impianto di compostaggio della Alan, situato a poche centinaia di metri dalle case, dal lato opposto rispetto alla cava Villa. «Tanti anni di lotte inutili», è il bilancio.
«Una volta qui era il paradiso - spiega Silvia Arrigoni -. Poi hanno tagliato gli alberi, hanno fatto la discarica e secondo il pogetto non ce ne saremmo nemmeno dovuti accorgere. Ma poi le cose sono andate diversamente e siamo immersi nei cattivi odori di rifiuti spesso e volentieri, io ho perso 200 metri di terreno per la fascia di risoetto di un'autostrada che non volevamo e ora ci sarà anche il deposito di cemento amianto». L'amianto, qui, è un problema sentito: tanti hanno dovuto bonificare i tetti delle case, nelle campagne circostanti si trovano lastre abbandonate lungo i sentieri. «C'è amianto dappertutto, non trattato e abbandonato - riprende Cremaschi -. E nonostante le segnalazioni ai Comuni non è successo nulla. Sulla ex Cava Villa ci sono stati tanti progetti di discarica, a questo punto avremmo preferito avere le ceneri dell'inceneritore di Parona, epr la salute saremmo stati più tranquilli».
Il problema, lo sottolinea anche Barbara Ferrari, «non è che facciano la discarica, ma come la faranno. Non mi fido, ci hanno già traditi una volta con la discarica della Alan, non so cosa pensare». Preoccupazione anche da parte della signora Maria Ferro e da Nicolina Soddu: «Siamo qui in un posto lontano da tutto, senza bus, senza fogne. E le cose più vicine che abbiamo sono impianti per lo smaltimento di rifiuti». In cui hanno perso la fiducia.
Giuseppe e Cristina Miracca, padre e figlio, sono tra i più agguerriti. Erano anche in Consiglio a Cava la settimana scorsa: «Tra compostaggio e autostrada pensavamo di aver già dato abbastanza. Vorrei che questi amministratori tengano conto di quanto stiamo subendo da dieci anni, si ricordino di essere madri e padri di famiglia», spiega Miracca. «Se l'impianto di compostaggio non doveva far uscire gli odori e gli odori ci sono, cosa dobbiamo pensare - conclude la figlia Cristina -. Farannoi lavori come si deve o dovremo temere per la nostra salute? La sensazione è che, comunque, abbiano già deciso». E il pensiero va anche al valore delle case, comprate con sacrificio, magari. E ora, lambite su due lati da due discariche, i valori caleranno a picco. Nella stessa situazione anche Cascina Ferrari (San Martino), 150 metri ad est. Cascina Spessa (Cava Manara), e 210 metri a sud ovest, Santa Maria a 400. «Siamo in pochi, i nostri interessi non contano - concludono - ma saremo noi a subire i disagi».
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