Riesumati i resti del bandito Giuliano


PALERMO.Montelepre ieri è tornata agli onori della cronaca. A far tornare alla ribalta il paese arroccato sui monti che circondano Palermo è sempre lui: il bandito Giuliano. Vivo o morto, vero o falso il suo cadavere, per il principale accusato della strage di Portella della Ginestra nel cimitero del paese si è radunata una folla di curiosi, poliziotti, magistrati e giornalisti per assistere alla riesumazione del cadavere di quello che dovrebbe essere il corpo del bandito. Il condizionale è d'obbligo, perché a chiedere la riesumazione è stata la Procura di Palermo che ha aperto un'indagine dopo aver ricevuto un esposto dello storico Giuseppe Casarrubea, che mette in dubbio che il corpo fotografato dai carabinieri pochi minuti dopo la sparatoria nel '50 sia davvero quello del bandito che per anni ha dettato legge nelle campagne del palermitano durante e dopo la Seconda guerra mondiale.
Ieri ad assistere alla riesumazione c'erano due turisti francesi venuti apposta da Strasburgo, i giornalisti, un vecchio compagno di scuola del bandito, il sindaco del paese e, naturalmente, i familiari: nipoti e cugini, più o meno vicini, di Giuliano. C'era anche la sorella di Gaspare Pisciotta, per alcuni fedelissimo luogotenente, per altri traditore del re di Montelepre: «Lasciate stare in pace però mio fratello, almeno lui non toccatelo più», urlava la signora oggi ultra ottantenne.
«Abbiamo prelevato i resti di un maschio giovane in buono stato di conservazione», spiega il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, che ha voluto fortemente riaprire un'inchiesta per omicidio e sostituzione di cadavere sulla vicenda Giuliano. Disteso, con ancora i capelli attaccati al teschio, lo scheletro presenta diverse fratture: «Compatibili con ferite da arma da fuoco», dice il magistrato. Anche se rimangono dubbi sulla possibilità di effettuare l'esame del dna, per confrontarlo con quello dei familiari e capire finalmente se quello sepolto a Montelepre sia Salvatore Giuliano e non uno sfortunato sosia, ucciso e messo a bella posta nel cortile di una casa di Castelvetrano per permettere al bandito di scappare via. «In America», dicono convinti gli anziani del paese. Davanti al cancello del cimitero ognuno ha una storia. E misteri mai risolti come quello della strage di Portella della Ginestra vengono raccontati come verità ormai acquisite: «Giuliano non c'entrava nulla, quella era un'azione organizzata perché si temeva che il Pci andasse al potere» dice il nipote Sciortino. Adesso si aaspettano risposte dal dipartimento di medicina legale del Policlinico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Fraschilla