Asta «truccata», Chiriaco non parla
PAVIA. Carlo Chiriaco stavolta ha scelto il silenzio. Nessuna deposizione-fiume, come era stato a luglio, in occasione dell'arresto. Interrogato ieri mattina dai magistrati in carcere a Torino sulle nuove contestazioni di turbativa d'asta e sul patrimonio che sarebbe stato 'occultato" attraverso diversi prestanome, l'ex direttore sanitario dell'Asl ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.
«Una scelta - dice il suo avvocato Oliviero Mazza, che difende Chiriaco insieme al legale Nico D'Ascola - dettata solo dal fatto che per l'interrogatorio non c'era il gip titolare Andrea Ghinetti ma è stato delegato il gip di Torino, che non conosce gli atti. Il tentativo della difesa di replicare alle contestazioni sarebbe stato quindi inutile. Nessun giudice potrebbe leggere in poco tempo le centinaia di pagine degli atti dell'accusa».
I prossimi giorni, per gli avvocati, saranno dedicati ai ricorsi. Entro il 2 novembre la difesa presenterà l'appello in Cassazione contro la seconda ordinanza di custodia cautelare, notificata a Chiriaco in carcere giovedi, proprio mentre gli uomini della Direzione distrettuale antimafia arrestavano il sindaco di Borgarello, Giovanni Valdes, l'ex bancario del Credito cooperativo di Binasco Alfredo Introini e l'imprenditore immobiliare di Tortona Salvatore Paolillo (sono ancora tutti in carcere).
La difesa dell'ex direttore sanitario dell'Asl ha anche pronto l'appello al Riesame contro il rigetto del gip all'istanza di libertà, che aveva tra i presupposti i motivi di salute. Non risulta invece ancora presentato il ricorso contro i sequestri, perché il provvedimento dell'Antimafia (che precede la confisca vera e propria deve prima essere convalidato). La Procura intanto va avanti a indagare, convinta che l'ex direttore dell'Asl, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, abbia occultato beni di provenienza illecita. L'ultimo atto dell'Antimafia, in ordine di tempo, è stato il sequestro di quote della società Gso (Gestione servizi odontoiatrici, che si occupa dell'attività di alcuni studi medici) di due auto di lusso (una Cadillac e una Triumph Roadster) e di un immobile in viale Cremona, di proprietà della Tecnogest ma che gli inquirenti ricollegano a lui. Beni per un valore di un milione di euro, secondo la Procura Antimafia. Ma una parte del palazzo di viale Cremona, al numero 501, era già stata sequestrata a luglio. «Un sequestro frutto di un errore - dice l'avvocato Orietta Stella, che difende gli interessi dei titolari dell'Immobiliare Bivio Vela, che ha la sede legale a quell'indirizzo -. Nelle intercettazioni si parla dell'area Bivio Vela, ma non c'entra con la società. Soprattutto l'immobiliare Bivio Vela non ha nulla a che fare con la Tecnogest, se non per la compravendita di una mansarda all'ultimo piano delo stabile. Solo quell'appartamento è ora di proprietà della Tecnogest, mentre il resto è dell'Immobiliare Bivio Vela, che lo ha acquistato almeno dieci anni fa con mutui e debiti». L'avvocato Stella difende anche Francesco Bertucca, «a cui non è stato sequestrato nulla», precisa il legale, ma che si trova ancora nel carcere di Marassi, a Genova, per associazione mafiosa.
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