Edoardo d'Inghilterra all'abbazia di Sant'Alberto
Oggi ho capito che non tornerò più. E' stato nel pomeriggio, quando la febbre sale e brucia ma dà alla mente grande lucidità. Ho sempre pensato che sarei tornato. Dopo che mi hanno aiutato a fuggire dal castello, ho cavalcato a lungo nel buio, verso la costa. Ho preso il mare di notte e mi sono voltato a guardare la scogliera bianca, alta sulle onde, alla luce della luna. Ho detto «tornerò». Tornerò per riprendere il mio posto, per punire una moglie infedele e un figlio ribelle, per premiare chi mi è stato vicino... oppure no, tornerò per vedere ancora una volta gli scogli, bianchi sul mare, semplicemente per essere qui, perché si può rinunciare al potere e alla ricchezza e perfino agli amici ma non si può rinunciare alla patria.
Ho portato con me questa certezza nel mio peregrinare alla ricerca di appoggi e sostegni ma sempre più solo e più inquieto. Stavo andando verso le terre dei Malaspina, quando hanno raccontato a frate Andrew che, sessantanni fa, Federico di Hohenstaufen, che chiamano il Barbarossa, tornando da Roma, deluso e amareggiato, è passato qui, in pellegrinaggio ed è ripartito sereno.
Frate Andrew, che mi è accanto, fedele, col suo saio da benedettino sempre più consunto, mi ha raccontato questa storia una sera in cui il mio umore era particolarmente tetro.
Mi sono incuriosito e ho voluto seguire le orme del grande Federico. Abbiamo deviato verso Varcio e di là, con una salita sempre più ripida, abbiamo raggiunto la cresta delle colline. Una furibonda grandinata ci ha inzuppato fino alle ossa e ho colto nello sguardo del frate il rammarico per avermi suggerito l'idea di questo posto, cosi disagevole da raggiungere.
Gli uomini pii che vivono nel monastero ci hanno accolti come ospiti. Nessuno ha chiesto i nostri nomi; venivamo da lontano, avevamo bisogno: è bastato questo.
Il luogo è verde, bello e silenzioso. C'è una piccola chiesa e un monastero tutto chiuso e fortificato, come un vero castello. Dalla torre quadrata si vedono le colline intorno e giù, nel giardino, il pozzo cilindrico alla cui riparazione si sta lavorando. Ho dato una mano anch'io e ho ricevuto lodi per il mio lavoro; mi sono sentito fiero e ho pensato che, in un'altra vita, avrei potuto essere un buon costruttore.
Qui sono venuto a patti con Dio, a cui rinfacciavo di avermi abbandonato e ho ricominciato a pregare. Ho sentito di essere in pace, perfino con la tosse che non mi abbandona più e con la febbre che, malgrado le cure del frate infermiere, serpeggia nelle mie ossa.
Oggi, quando, portando la mano alla bocca in un accesso più forte, l'ho vista macchiarsi di rosso, ho capito che non tornerò più. E' stato un vortice, di delusione, di protesta, di panico cupo. Un attimo solo, però. Ho capito che va bene cosi, che l'ultima cosa che vedrò non sarà la scogliera alta sul mare ma il mattone di questi muri e il verde di queste colline. Cosi sarà e cosi deve essere perché qui, a Sant'Alberto, io, Edoardo, figlio di Edoardo e di Eleonora, re di Scozia e di Inghilterra, ho trovato me stesso e la mia patria.