Pian del Lago, gli amici dello spazio danno il bastone magico a Lyriana

La luce multicolore si poteva ammirare tutte le notti, proprio là, appesa come la luna piena sulle conifere di Pian del Lago. Lyriana sapeva di essere proprio lei la piccola prescelta, tutte le notti sgattaiolava dalla finestra portando con sé il bastone magico di metallo.
Durante l'ultimo incontro con la donna dalla tuta d'argento aveva ricevuto un dono veramente speciale; gli amici dello spazio la conoscevano da tempo e le avevano fatto promettere «massima discrezione». Il bastone di metallo, dovete sapere, non era un oggetto normale bensi intelligente, poteva essere giudice in questioni irrisolte, aveva in sé tutta la memoria del mondo e, in caso di necessità, faceva scaturire acqua nelle zone desertiche, cambiava i pensieri negativi delle persone in conoscenza, cambiava colore se veniva chiamato in causa direttamente, un vero portento!
Lyriana l'aveva in custodia, in poco tempo ne aveva compreso il valore perché era proprio la vicinanza di tale oggetto a rendere tutto più chiaro a lei.
Quella notte, tuttavia, la luce non era la stessa sulle conifere, il bastone non dava nessun segnale positivo come se una interferenza non ancora decifrata impedisse ogni decisione.
Prima di salire a Pian del Lago la piccola visualizzò l'astronave argentata che tante volte aveva disegnato sul grano decorazioni bellissime; sapeva di non poter raccontare a nessuno queste straordinarie verità e sapeva anche che qualcosa di insolito l'a spettava in fondo alla salita.
«Siamo amici», una voce maschile entrò nella sua mente in modo deciso. Fece appena altri quattro-cinque passi e vide sopra la sua testa un cerchio di luce verde che subito si cambiò in un suono armonioso sino a modificare il suo stato d'animo.
«Ci siamo già incontrati, tanto tempo fa». La stessa voce maschile di prima accompagnò Lyriana per nulla intimorita sino al centro del prato.
«Pian del Lago è proprio il luogo adatto per incontri strani o, almeno, lo era tantissimo tempo fa», pensò Lyriana. «Hai buoni pensieri», le confermò la voce maschile. «In questi luoghi molte creature dello spazio vennero in amicizia ad insegnare l'armonia del cosmo ma vennero fraintesi; qui e su alture vicine lasciarono segni del loro passaggio; nel tempo, poi, molte leggende fiorirono proprio da questo».
«Dimmi, come ti chiami?», chiese Lyriana. «Perché non rispondi?». La luce sulla sua testa diventò blu cobalto all'improvviso; la bambina si ricordò, allora, di una stanza piccola piccola e di un papiro appena dipinto da un sacerdote di «Amon», nessuno si avvicinava a quel luogo se non dal soffitto aperto proprio sulle giuste costellazioni. «Non avere paura», disse la voce. «Ora abito sulla terra», disse Lyriana. Lo disse senza convinzione, però, tanto era la sorpresa di tale esperienza. «Porta con te solo la forza, il coraggio, la costanza, la verità farà la sua strada, sempre! Qui e nello spazio». Questo disse la voce maschile a Lyriana quel giorno; il bastone di metallo proiettò i colori dell'iride, «l'occhio di Ra», sull'acqua della piccola fontana dei ramarri.

Monica Tagliani