Sarah potrebbe essere stata uccisa in casa


TARANTO.Si sposta la scena del delitto, dal garage dei Misseri al loro appartamento. Si sposta l'ora: le lancette tornano indietro, dalle 14,42 del 26 agosto, quando il cellulare della vittima fu spento, allo squillo che Sarah fece alla cugina Sabrina alle 14,28. Si sposta la responsabilità: da Michele Misseri, che forse quel pomeriggio dormiva, a sua figlia. Con un'ombra sulla moglie Cosima, la donna che ha diviso il dolore con la sorella Concetta per la scomparsa della sua Sarah e che però, sospettano i pm, sapeva del delitto. Le nuove ipotesi investigative - «non più che ipotesi» precisano gli inquirenti - sul giallo di Avetrana riaprono un caso che sembrava «chiuso al 90%»: si scava tra omissioni, contraddizioni e mezze verità.
Ieri i carabinieri si sono spinti nell'appartamento dei Misseri per cercare tracce della morte della quindicenne. Sabrina e suo padre, l'uno contro l'altro dopo essere stati uniti da un legame talmente forte da spingerli - secondo l'accusa - a commettere insieme il sequestro e l'omicidio di Sarah Scazzi per salvare l'onore della famiglia, sono rinchiusi in isolamento nel carcere di Taranto. Il gip Martino Rosati, che aveva convalidato il fermo di Misseri e che ieri era chiamato a pronunciarsi sull'arresto di Sabrina, ha chiesto più tempo per decidere. Il tempo resta un fattore decisivo in un mistero rimasto immobile per i 42 giorni in cui il corpo di Sarah è stato nascosto nella cisterna in cui Misseri ha confessato di averlo lasciato, e scosso nelle ultime due settimane da continui colpi di scena. «Il solo punto fermo è l'occultamento di cadavere» ha annunciato il difensore del reo confesso, Daniele Galoppa, spiegando che il suo assistito è pronto a ritrattare almeno la violenza sul cadavere della nipotina.
«Io non ho nulla da nascondere» ripete Sabrina agli avvocati Vito Russo ed Emilia Velletri, alla madre Cosima e alla sorella Valentina: ieri l'hanno visitata in carcere, trovandola 'incredula" per le accuse e determinata a dimostrare la sua innocenza. A breve un incidente probatorio permetterà di cristallizzare almeno una delle due versioni. Mentre ieri i carabinieri hanno chiamato in caserma Ivano Russo, amico delle due cugine, e per pochi minuti anche Cosima Misseri.
Per gli inquirenti però le risposte potrebbero arrivare non dalle parole ma dagli oggetti: le chiavi che Sarah aveva con sé e la corda usata per strangolarla ieri sono stati cercati senza successo in casa Misseri. Gli accertamenti proseguono anche sul cellulare di Sarah: i militari del Ris hanno trovato impronte diverse nel vano batteria. Lo zio di Sarah aveva messo in scena il ritrovamento del telefonino una settimana prima di confessare l'omicidio: in quei giorni Sabrina, intercettata, disse «Quel cellulare lo abbiamo toccato tutti». Lunedi a Roma verranno effettuati accertamenti irripetibili sul telefonino e la batteria, trovata il giorno in cui Misseri ha chiamato in causa la figlia minore come complice, e anche sulla Seat Marbella in cui è stato trasportato il cadavere di Sarah, sui tamponi che potrebbero confermare la violenza e su tutto il materiale sospetto trovato nel garage e in casa Misseri. Il giallo si estende anche ad un altro cellulare, usato da tutta la famiglia: una cella il 26 agosto ha captato il suo segnale e quello del telefonino di Misseri nei pressi della cisterna in cui è stata nascosta Sarah. Non è chiaro se l'uomo li portasse entrambi, o se invece fosse accompagnato da un familiare. Nella casa e nel garage dei Misseri gli inquirenti avevano disseminato cimici e microcamere: l'ultimo sospetto è che dopo l'arresto di Michele le donne avessero iniziato a comunicare tra loro attraverso pizzini. Sabrina comunicava anche attraverso gli sms: quelli all'amica Mariangela e quelli ai giornalisti. «Mi faccio schifo» aveva scritto all'inviata di 'Chi l'ha visto?" dopo l'arresto del padre.

Francesca Savino