Marmugi: «L'ultimo quarto il nostro capolavoro»

PAVIA.Il sorriso di Luca Marmugi è la bandiera del poker pavese. «Non avrò l'altezza, ma i muscoli e il cuore per lottare sotto canestro non mi mancano - spiega il lungo che ha rinunciato alla tinta bionda di inizio stagione per un castano naturale uniforme - . E' stata una vittoria bellissima, perché non ci siamo arresi dopo il loro 7/7 da fuori. Abbiamo chiuso la difesa e abbiamo iniziato a rosicchiare punto su punto. Nel terzo quarto siamo rientrati in campo umili, ma decisi e l'ultimo quarto è stato il nostro capolavoro: faccia a faccia, mani addosso e grinta; sorretti da un tifo eccezionale. Abbiamo dominato a rimbalzo, con Marcante che ha preso quello decisivo». Che fosse una squadra con nove titolari lo si sapeva, con Recanati se ne è avuta la conferma. Questa è stata la partita in cui Marmugi ha giocato di più, cioè 23', e tutto è nato da una scelta tattica perché Recanati aveva tolto il pivot e Baldiraghi ha adattato il suo quintetto con Biligha e il toscano. Marmugi è entrato e ha subito segnato da tre e poi con lui la squadra ha trovato l'equilibrio sotto canestro. Nei 18 minuti in cui è rimasto in campo nella ripresa ha tirato solo da fuori, ma il suo 2/3 ha contribuito alla vittoria quanto i punti dei cinque compagni in doppia cifra, cioè Biligha (18), Borgna (17), Marcante (15), Scodavolpe (12) e Cissè (10).
Non cosi felice è invece Davide Parente, tornato a Pavia da avversario dopo le due stagioni di LegaDue. «Entrare in questo palazzetto mi ha fatto una certa impressione - spiega il 27enne ex Edimes - mi sono emozionato già al mattino, quando siamo venuti a fare una seduta di tiro». Davide non ha dimenticato i suoi ex-tifosi: «Giocare con il pubblico che non smette mai di incitarti e cantare dal primo all'ultimo minuto è diverso. Sono stato fortunato a giocare a Pavia».
I pavesi in campo hanno raddoppiato su di lui fin dalla rimessa. «Me l'aspettavo - dice - ma più che la loro difesa sono stati decisivi i rimbalzi offensivi. Dove arriverà Pavia? Continuando cosi molto lontano». (m.sc.)