Un'altra estate da dimenticare mentre si mischiano le carte della vita
L'estate è cosi. Ti scivola addosso come un regalo gradito, ti spalanca le porte parlandoti di lunghe camminate sui sentieri di montagna. Dove la solitudine e i colori pastello del cielo e del vento ti aprono il cuore e nuovi futuri possibili.
Cosi vedi scomparire, come con un tratto di penna, i ritmi feroci della produzione e del consumo.
Si dissolvono e lasciano il posto all'allegria, alla lentezza, al senso del limite, a un tempo non più governato dalle lancette dell'orologio ma dai tempi del sole, dell'alba e del tramonto. Si dissolvono e portano con sè i guai e le piccole storie di ogni giorno.
Le voci sempre uguali del quotidiano, i gesti ripetuti fino all'assurdo.
Eppure laggiù in fondo, nel piccolo paese di Gambolò, dove lavoro come cassiere, l'aria è cupa. Nonostante l'estate.
«Sono andata in pizzeria e all'oste gli ho detto di portargli una pizza, anonima, non volevo che sapesse, ha già le sue sventure, non vuole chiedere aiuto alle figlie. Dignità nonostante la crisi. Dignità anche avendo perso il lavoro e poi quello sfratto. Mi dico, ma come si fa a dare uno sfratto al principio del mese di agosto? Dignità che ti porta a dormire sulla panchina della piazza».
Non più casi sporadici come sembrava con Irene, la donna che aveva trovato ospitalità dai Sinti sulla strada per Remondò, prefigurando una inedita alleanza tra emarginati dell'economia e emarginati per scelta culturale.
Io però sono qui dove il vento mi sconvolge i capelli e la sera ritrovo un mare di luce negli occhi degli amici, mentre mischi le carte del mazzo e progetti il percorso più difficile per l'indomani. Quello contrassegnato con le due palline rosse.
L'estate è cosi, il sapore della griglia, le case assolate, silenziose e umili, in perenne attesa nei piccoli borghi di questa terra di risaia, i mille ricordi di quando eri bambino, e si stava bene lo stesso senza tecnologia e autostrade e foto con 12 megapixel.
Azzurro il pomeriggio, cantava Modugno, l'estate corre veloce in crescendo verso la sua fine. Sarà per questo, per questa stagione che non mi ha ancora dato risposte alle mie tante richieste, che io tengo ancora inchiodato al muro un incrollabile mese di maggio.