«Lei la teneva ferma, lui la strangolava»


AVETRANA.Un movente, un sequestro, un omicidio. Tutto vissuto, consumato e nascosto in famiglia. Sabrina Misseri dal carcere piange la sua innocenza. Il padre Michele la chiama in causa: racconta che la figlia lo ha aiutato a trascinare Sarah Scazzi nel garage dell'orrore, che l'ha tenuta ferma mentre lui la strangolava. Almeno uno dei due sta mentendo. Non c'è una sola verità sulla morte di Sarah Scazzi, ma per gli inquirenti contraddizioni e bugie sono bastate a stringere il cerchio anche intorno alla cugina che la quindicenne adorava. Complice nel sequestro e nell'omicidio della studentessa «al fine di assicurare al padre l'impunità del delitto di violenza sessuale commesso ai danni di Sarah e per evitare che l'episodio pervenisse alla conoscenza di terzi», scrive la Procura nei capi di imputazione. «Castelli in aria» li bolla il difensore della ragazza, Vito Russo. «Finalmente un po' di chiarezza» per il legale dell'uomo, Daniele Galoppa.
Domani a mezzogiorno nel carcere di Taranto ci sarà l'udienza per la convalida del fermo di Sabrina. «Il quadro è chiarito quasi definitivamente - spiega il procuratore generale Franco Sebastio - È un movente intrafamiliare: un fatto che si è sviluppato all'interno della famiglia». Dalla famiglia sono arrivati gli elementi decisivi per fermare prima Misseri, poi sua figlia minore. Il loro legame, spezzato due giorni fa dalle accuse dell'uomo contro la figlia, per gli inquirenti è il primo anello della catena di eventi che ha portato alla morte di Sarah. Il delitto del 26 agosto non è stato premeditato, ma la spinta è la lite della sera prima tra Sarah e Sabrina, quando Sarah confida alla cugina di essere stata molestata dallo zio e firma la sua condanna a morte. «Il movente è la gelosia e la vergogna di dire al mondo che Misseri aveva avuto attenzioni sessuali per Sarah» attacca Nicodemo Gentile, legale degli Scazzi, invitando Sabrina «a confessare se è colpevole, perché cosi ogni giorno è un massacro». La madre di Sarah torna di pietra: «Mia nipote finora ha letto un copione. Sarà la seconda Franzoni perché negherà sempre».
Adesso i legali dei due Misseri, l'uno contro l'altro, e quelli della famiglia Scazzi attendono il confronto tra gli indagati: la Procura ha chiesto un incidente probatorio per 'cristallizzare" le dichiarazioni di Misseri e si aspetta un faccia a faccia tra Sabrina e il padre. La svolta è arrivata due giorni fa, con l'esperimento giudiziale che ha riportato Misseri sulle tre scene del delitto. Gli investigatori gli hanno chiesto di mimare lo strangolamento di Sarah in garage, hanno cronometrato il tempo che avrebbe impiegato a nascondere il cadavere nella sua Seat Marbella e portarlo nel casolare in cui avrebbe abusato dei resti della nipotina, poi nella cisterna in cui è rimasto per 42 giorni. È durante queste verifiche che Misseri cambia versione. Non riesce a mimare l'omicidio. Gli inquirenti non sono convinti che l'uomo possa aver fatto tutto da solo. «Mi ha aiutato Sabrina» ammette.
L'ultima ricostruzione del reo confesso permette di ritrovare la batteria del telefonino di Sarah («L'ho lanciato dal finestrino»), i resti degli abiti e delle cuffiette e riporta ordine nell'arrivo di Sarah in via Deledda il 26 agosto. La cugina la vede, le va incontro, la spinge in garage. Sarah è appena tornata ad Avetrana dopo qualche giorno fuori: fino a quel momento è probabile che non abbia parlato con nessuno del tentativo di Misseri di palpeggiarla. Ma adesso il buon nome della famiglia va difeso: «Sabrina ha trascinato con la forza Sarah nel garage della sua abitazione» scrive il pm nel decreto di fermo. La quindicenne è stata trattenuta «contro la sua volontà da Sabrina che l'ha 'cinturata" con le braccia mentre il padre le cingeva una corda intorno al collo». Una delle 'zone d'ombra" per gli inquirenti riguardava proprio il motivo per cui Sarah sarebbe entrata nel garage. Ora se ne aprono altre: il vilipendio di cadavere ammesso da Misseri potrebbe essere stato un depistaggio.
Tra gli avvocati dei due indagati è guerra: «L'ennesima confessione di Misseri è solo il frutto di una strategia difensiva», attacca in difesa di Sabrina l'avvocatessa Emilia Velletri. Su una cosa però i difensori sui due fronti opposti sono d'accordo: «Misseri non ha confessato tutto».

Francesca Savino