Cinquanta giorni col fiato sospeso

TARANTO.È il 26 agosto quando Sarah Scazzi scompare ad Avetrana, in provincia di Taranto. Alle 14.30, esce di casa per recarsi dalla cugina Sabrina, a poco più di 400 metri, e andare al mare. Passano dieci minuti e la ragazzina non si vede. Alle 14.42 il suo cellulare è spento. Iniziano le ricerche. Per la madre, Concetta Serrano Spagnolo, qualcuno ha preso sua figlia: il 6 settembre rivolge un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che tre giorni dopo risponde, assicurando massimo impegno, mentre ad Avetrana si tiene una fiaccolata. Il 29 settembre Michele Misseri, zio di Sara e papà di Sabrina, consegna ai carabinieri il cellulare di Sara, dicendo di averlo trovato in un podere nel quale aveva lavorato; 30 settembre: Sabrina viene ascoltata a lungo dagli inquirenti; 1 ottobre: il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, sul ritrovamento del cellulare dice di non credere alle coincidenze, «specie quando sono troppe». Michele Misseri, la moglie Cosima, e l'altra figlia, Valentina, vengono convocati nella mattinata del 6 nella caserma del comando provinciale di Taranto quali persone informate sui fatti. Gli interrogatori incrociati durano molte ore. Poco dopo le 22, l'uomo confessa di aver ucciso Sarah, strangolandola con una corda, e indica il luogo in cui ha nascosto il cadavere, un pozzo nelle campagne di Avetrana. Scatta il fermo, poi convalidato, con le accuse di sequestro, omicidio volontario e occultamento di cadavere, oltre che per vilipendio di cadavere: Misseri ha confessato di aver violentato Sara dopo averla uccisa. Il 9 ottobre migliaia di persone partecipano ai funerali di Sara. Ieri, 15 ottobre, scattano le perquisizioni nel garage del delitto (mai sequestrato) e nella vettura di Misseri. Contemporaneamente, vengono sentiti ancora una volta Michele Misseri e la figlia Sabrina. In serata la notizia che anche Sabrina è indagata.