Garlasco, crisi record al mercato

GARLASCO. Calo record al mercato per frutta e verdura: le vendite sono in flessione del 50%, i guadagni del 65% rispetto al 2005. La concorrenza con i supermercati ha dato il colpo di grazia, spiegano gli ambulanti. «Siamo costretti a vendere sottocosto la merce di stagione e nemmeno questo serve», dicevano ieri da alcune delle settanta bancarelle in piazza Repubblica.
Alla voce primizie le offerte promettono, ma a comprare sono in pochi: castagne a 3 euro e 50 al chilo contro la media di 4,50-5 euro del negozio, mandarini a 2 e 80 (4 euro al chilo un anno fa), uva a 99 centesimi. Alle 11 le cassette sono quasi intatte. «Come vanno gli affari lo dice il banco ancora pieno di merce alle mie spalle e siamo nell'ora di punta».
Secondo gli operatori a pesare non è solo la minore propensione al consumo delle famiglie, come dimostrano le vendite stabili, se non in leggera crescita, di abbigliamento e calzature. «Con l'apertura due anni fa dell'ultimo supermercato, il quarto di Garlasco, abbiamo smesso di lavorare: da noi si battono scontrini da 2-4 euro massimo, la gente compra per il consumo del giorno stesso mentre la spesa vera viene fatta altrove».
Nella piazza dove si tiene il mercato settimanale del martedi, il registratore di cassa di un banco di ortofrutta batte circa 800 euro di scontrini fiscali dalla mattina all'ora di pranzo, quando cinque anni fa «si chiudeva la giornata con 2mila 500 euro». Quanto ai supermercati, sono quattro le medie strutture di vendita a Garlasco, di cui i due market che si incontrano in direzione Pavia e Tromello si contendono la fetta più ampia del consumo tra Garlasco e paesi del circondario.
Da fine estate il mercato del martedi ha scelto la carta della svendita per recuperare competitività.
Risultati zero: «Con i market aperti la prima domenica del mese non funziona nemmeno cosi, non ci sono soluzioni». E dire che per gli ambulanti in prodotti caseari, pesce, rosticceria e generi non alimentari gli affari hanno recuperato il 5-10% in un anno. Tengono i prodotti di nicchia, dall'olio ai tortellini: «Siamo l'alternativa economica alla gastronomia». E riprendono quota calzature e pelletteria. Renato Scarano, portavoce di categoria Confcommercio: «Va la qualità simile al negozio ma con i prezzi contenuti del mercato: 30-45 euro per un paio di scarpe. Scegliamo i fornitori di conseguenza».

Simona Bombonato