Senza Titolo
VOGHERA, LA TARGA
Dopo 65 anni è il tempo
della tolleranza
Da qualche settimana sembra che l'unico problema che agita il sonno dei vogheresi sia la lapide del Castello. Naturalmente gli agitati non sono tutti i vogheresi ma coloro che, a vario titolo, si sentono depositari della verità e interpreti della Storia. Le vicende che hanno caratterizzato quel periodo, intenso e tragico allo stesso tempo, dovrebbero averci insegnato, insieme al valore della libertà, quello della tolleranza e del rispetto dell'avversario mentre mi pare che ultimamente, non solo a Voghera purtroppo, l'avversario sia diventato «nemico acerrimo» verso cui l'odio diventa il sentimento dominante.
Lo dico senza personale retaggio in quanto figlio di partigiano che, nel corpo, ha portato fino alla morte le ferite subite in quegli anni ma che, allo stesso tempo, mi ha insegnato a vedere e interpretare quei momenti con lucidità e soprattutto senza astio.
La Storia ha scritto la verità più ancora della cronaca che, spesso, ha dimenticato fatti mentre ne esaltava altri e forse molti giovani sono stati influenzati da quelle letture: lo dico da ventenne che ha vissuto il '68 e gli anni che seguirono quel delirio.
Oggi, con i capelli bianchi e un po' di esperienza accumulata, mi sorprendo che coetanei possano, con comportamenti settari, istigare all'odio le nuove generazioni essendo, essi stessi, stati testimoni dei frutti che l'intolleranza e l'astio portano come naturale risultante.
Non voglio certo avvallare la posa della targa come atto politico, ammesso che lo sia stato nei proposti, ma neppure scagliarmi verso coloro che ritenessero giusto ricordare uomini e ragazzi (uno aveva solo sedici anni) passati per le armi. In quegli anni esecuzioni sommarie ce ne sono state parecchie da una parte e dall'altra, purtroppo continuate anche dopo il 25 aprile del '45, offuscando parzialmente il valore stesso del ritorno alla democrazia e la fine di un regime.
I Padri Costituenti sono riusciti però, anche in quel clima, a darci una Costituzione, ancor oggi specie nella prima parte attuale e moderna, votata a larghissima maggioranza segno che, anche se avversari, ritenevano il bene del Paese superiore alle legittime ideologie.
Pare che di quell'insegnamento ce ne stiamo dimenticando sia a livello nazionale, le vicende parlamentari di questi giorni lo testimoniano, che localmente se, per una lapide che ricorda morti di oltre 60 anni fa, si sta aizzando uno scontro dai risvolti incerti e potenzialmente pericolosi.
L'Amministrazione comunale prenderà le proprie decisioni in modo autonomo e sereno ne sono certo ma, qualunque esse siano, auspico che l'intelligenza e ancor più il senso di responsabilità, che dovrebbe pervade coloro che hanno ruolo di rappresentanza, sappiano valutare i fatti con quello spirito di analisi storica che non può e non deve essere confusa con il dibattito politico attuale.
Se cosi non fosse, mi chiedo che senso avrebbe celebrare oggi i 150 anni dell'unità d'Italia se ancora schiavi di livore superato da anni dalla maggior parte dei protagonisti, in buona fede, di quel periodo. Da ottimista sono convinto che ognuno sappia, nel proprio ruolo, anteporre l'interesse generale a quello di parte.
Luigi Negrigià amministratore comunale di Voghera
NO ALL'OMERTA'
Offendiamo la 'ndrangheta
non il sindaco di Pavia
Gentile sindaco Cattaneo, la serata del 29 settembre con Giulio Cavalli «Il silenzio è 'ndrangheta» è stata, come nelle aspettative, ben condotta, corretta, riuscita e molto partecipata dalla cittadinanza pavese. Non è stata una manifestazione partitica benché organizzata anche da partiti politici ma è stata una serata di impegno civile.
Non sono state rivolte critiche a una parte politica ma è stato più volte sottolineato come siano il potere ed il denaro ad attrarre la criminalità organizzata si tratti di mafia, camorra o 'ndrangheta e non un particolare partito.
Anzi, possiamo dire che il provocatorio gesto d'accusa del relatore è stato rivolto, oltre ovviamente contro i coinvolti nell'inchiesta penale, nei confronti di tutti noi cittadini e della nostra colpevole cecità nel non vedere l'infiltrazione mafiosa nella vita della nostra regione.
Come associazione, a volte, abbiamo aderito e promosso iniziative come questa che esulano dalla nostra vocazione, la cooperazione internazionale, perché siamo e vogliamo essere anzitutto cittadini del luogo in cui viviamo.
La mattina dell'incontro lei ci ha chiamati, ed era estremamente irritato per il volantino che promuoveva la manifestazione che, a suo dire, la dipingeva come «mafioso».
E' vero che la successione delle citazioni sulla presentazione della serata non è stata felice e si presta a strumentalizzazioni perché richiama tra i titoli di giornali alcune frasi che riportano anche il nome del sindaco accanto a poche righe delle circa 55 pagine dedicate alla «Locale di Pavia» contenute nell'Ordinanza «Infinito», dell'Ufficio del Gip di Milano, che lo scorso luglio individuava 4 organizzatori o capi'ndrangheta a Pavia.
D'altra parte abbiamo condiviso la preparazione della serata e questo manifesto/volantino con gli altri organizzatori e ci dispiace che possa essere risultato ambiguo o offensivo verso di lei: se il volantino è risultato ambiguo e insinuante è proprio il contrario di quanto volevamo trasmettere.
Credo che nessuno degli organizzatori, e cosi la nostra associazione, avesse intenzione di creare insinuazioni o gettare discredito sulla sua persona attraverso questo incontro e credo che nessuno abbia voluto o voglia strumentalizzare, rendendo cosi gretto e terreno di agone politico, un tema tanto grave quale le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia e in particolare a Pavia.
Questo è, infatti, un tema sul quale tutti, sia la società civile, sia tutti i partiti di destra e sinistra indistintamente, si devono battere con consapevolezza, fermezza e soprattutto devono far sentire il proprio dissenso contro ogni omertà, ricatto o collusione con la criminalità organizzata.
E dobbiamo fare questo ancora con più decisione a Pavia, soprattutto se dalle inchieste si allunga un'ombra di possibile connivenza con la ‘ndrangheta da parte di uomini delle istituzioni o dirigenti di enti pubblici.
L'unica cosa che vogliamo offendere è la 'ndrangheta, l'omertà e il silenzio e ci auguriamo di farlo al suo fianco.
Giuseppe Esposito Fulvio Avantaggiato Pierfrancesco Damiani Marcello Rosa, Cesare Quaglia e Angelo Zorzolidirettivo dell'associazione Comitato Pavia Asti Senegal
TRAFFICO E VIGILI
CorriPavia, i soliti guai
per chi abita in centro
Vorrei fare due riflessioni su CorriPavia che si è svolta domenica per le vie cittadine. Per chi abita lungo il percorso può certo essere stato interessante osservare l'impegno dei partecipanti, magari anche di qualche conoscente, affacciandosi alle finestre di casa propria, una «prima fila» quasi da invidiare. Tutto bene dunque? Si a meno che si fosse stati nella necessità di muoversi in macchina per entrare o uscire dal centro.
Allora ecco che, anche dopo che la parte più rilevante dell'iniziativa si era ormai svolta e le strade erano percorse soprattutto da persone normalmente dedite al passeggio mattutino domenicale, alla frequentazione delle chiese, magari al turismo, si sono evidenziate difficoltà insormontabili nel tentare di raggiungere casa propria o di allontanarsi da essa prima della fine ufficiale dell'evento.
Vigili inflessibili sorvegliavano le transenne senza lasciarsi smuovere da alcuna argomentazione. Un elogio alla loro professionalità, ma una motivata ragione di critica nei confronti di chi, in questa come in altre occasioni, ha ritenuto di trasformare il centro in un'area «dedicata»: allo sport, alla musica, al commercio senza tener conto di quanto ciò possa confliggere con la vita quotidiana di chi in centro ci vive, ha necessità di muoversi, ha l'obbligo di pagarsi un pass per raggiungere il proprio posto macchina interno e deve attendere ore o anche più per poter esercitare quello che penso sia un diritto: percorrere la strada da e verso casa propria.
Qualcosa non quadra. Si garantisce, nelle strade, la sosta a poco prezzo, per tutti i giorni dell'anno, a centinaia di macchine e si ostacolano, con una rigidità che mi pare poco opportuna, i movimenti di chi, non occupando spazi pubblici, pagando oltretutto un pass obbligatorio, vorrebbe, come tutti, vivere la domenica senza l'assillo di doversi ricordare che dalla ora tale alla tal'altra la strada sarà chiusa. Arriveranno le bancarelle, ci sarà la rappresentazione in piazza perché, se se lo dimentica, dovrà rimanere immobilizzato e fingere di svolgere quanto aveva programmato seduto al volante della sua auto con la fantasia, cosi simpatica nei bambini piccoli che immaginano di guidare l'auto di papà. Non mi si dica che è proprio l'occasione che mancava per fare un po' di movimento perché sarebbe del tutto fuori luogo.