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PAVIA, DOPO SAVIANO
Legalità e lavoro
Ecco cosa abbiamo bisogno

Complimenti ai ragazzi dell'Udu per l'impegno che ci hanno messo per la presenza di Roberto Saviano a Pavia, per la sensibilizzazione che da tempo fanno sul tema delle mafie e perché i problemi organizzativi non possono certo oscurare la bontà dell'iniziativa.
Lunedi sera in Università, Saviano con grande lucidità e passione ci ha presi per mano ed accompagnati lungo un viaggio difficile, a volte inquietante, attraverso l'«altra Italia», quella della malavita organizzata che inquina, infiltra, contamina, corrompe la nostra società, il nostro ambiente, la nostra vita. Un male oscuro che ha toccato e forse sta toccando ancora la nostra città, Pavia, fra molta superficialità, qualche sottovalutazione, parecchie alzate di spalle. La reazione della politica, soprattutto di quella che governa la città, la provincia e la regione, non è stata forte come la circostanza richiedeva, fino quasi a rasentare l'indifferenza dietro le posizioni di facciata. E come ci ha ricordato Saviano, fra l'indifferenza e la connivenza talvolta il passo è breve!
Insomma, nel Paese c'è bisogno come il pane di una grande battaglia sociale e politica per la legalità. Una battaglia contro tutto ciò che mira a dissolvere le regole di convivenza civile e che non è solo criminalità organizzata ma anche evasione fiscale, lavoro nero, corruzione, episodi quotidiani di violenza, bullismo e ruberie. Più le regole ed i valori che garantiscono la convivenza si allentano, più tutto si degrada: ambiente, economia, scuola, lavoro; e più la criminalità ed il disagio umano crescono.
Allora ha ragione Saviano. Ma cosa c'è di più importante in questo momento per la politica della difesa della Legalità e, aggiungo, del lavoro? Di cosa mai si sta occupando la politica? La risposta sta nel desolante «teatro» tutto autoreferenziale al quale da mesi assistiamo da spettatori a volte depressi, a volte veramente indignati, ma mai divertiti: un regolamento di conti fra i «cofondatori» del Pdl, i problemi personali di giustizia, mai risolti, del premier, i deliri padani di Bossi, elezioni che vanno e vengono come fossero uno scherzo o un capriccio (o peggio ancora una specie di «ordalia» vendicativa).
Ipotesi più o meno avventurose di governi tecnici ed il tormentone della legge elettorale (per la quale è difficile trovare due parlamentari che la pensino allo stesso modo). E l'Italia con i suoi problemi? Un altro cinema. Ma che c'entra la politica?? E cosi aumentano il disinteresse, la sfiducia e l'astensionismo. Cresce l'indifferenza di cui sopra.
È davvero paradossale pensare di affidare alle elezioni anticipate o a una nuova legge elettorale la risoluzione di problemi che stanno solo ed unicamente dentro la politica stessa, nella sua scarsa lungimiranza e nella sua pochezza elaborativa.
Dall'altro ieri, improvvisamente, sembra scoppiata la pace nel centrodestra e pare che nessuno abbia mai parlato di elezioni anticipate. Eccetto Bossi. Il quale, o è rimasto indietro o è l'unico sincero perché sa che le elezioni ci saranno. Il mio augurio è che si finisca tutti di scherzare sulla pelle della gente; il centrodestra, se riesce, cerchi di governare il paese secondo il mandato ricevuto; il centrosinistra (in primis il Pd) smetta di cercare «nemici» al proprio interno, superi il «paradosso elettorale» ed organizzi un serio progetto di governo riformatore e solidale, chiaramente alternativo a quello che il centrodestra non sta attuando.
Daniele Bosonesenatore del Pd, Pavia

PAVIA, TRAFFICO
Tolleranti con i ciclisti
Loro non inquinano

Dopo aver letto lamentele sui ciclisti maleducati di Pavia, vorrei considerare due cose. In primo luogo questi sono tempi feroci e dovremmo essere tutti un pò più tolleranti. Io non difendo i maleducati, invocherei un minimo di buon senso.
I ciclisti sottraggono traffico, pedalano anche con la pioggia, contribuiscono a eliminare l'inquinamento. Se qualche volta trattano il codice della strada con un po' di leggerezza, si può anche chiudere un occhio esattamente come lo si chiude con gli automobilisti che guidano parlando al cellulare e senza cintura, o come l'autobus che quando accelera fa una fumata nera neanche avesse il motore a catrame.
Io spesso mi reco in centro storico e sono costretto ad usare la bici, visto che non ho il passaporto per entrarci ed è inevitabile che facca qualche pezzo contromano o salga sul marciapiedi, non per maleducazione ma per necessità di non essere travolto. Vogliamo fare i perfettini e applicare il codice della strada senza flessibilità anche alla bici? Perfetto, la lascio a casa e riprendo il Suv.
Marco SorePavia

PAVIA, STORIE DI CANI
Il nostro non è un pitbull
e non fa proprio paura

Vorrei rispondere alla lettera dal titolo «Ticino, cani pericolosi e il parco ora fa paura». Si parlava di Pavia.
Facciamo chiarezza: io e la mia compagna siamo i proprietari del «pitbull» citato nella lettera del sig. Andrea Nobili. Prima di tutto non è un pitbull bensi uno staffordshire bull terrier, seguito fin da cucciolo dal veterinario dott. Diego Alberto Lucchi che ne può certificare sia la profilassi vaccinale sia l'equilibrio psicologico. Ciò detto, la zuffa è avvenuta tra il pastore belga della signorina, un boxer e un labrador. Il nostro cane stava tranquillamente giocando con la sua palla, tenuto al guinzaglio.
Difficile quindi scambiare un labrador nero di 40 kg. con un cagnetto tigrato di 14. Il labrador non fa notizia, il pitbull o presunto tale, si. Tornando alla rissa, i proprietari del labrador e del boxer, due signori pacifici pensionati, sono prontamente intervenuti a separare i cani verificando che nessuno dei cani avesse riportato il benché minimo graffio. E sono gli stessi signori assieme a me e alla mia compagna, che qualche giorno prima si sono prodigati a cercare il cane di una delle due signore con i passeggini che era scappato per le strade aperta al traffico, perché incautamente portato al guinzaglio da una bimba di circa 2 anni.
Il fatto che abbia detto a una di queste signore: «Ecco è arrivato il tuo pollo» riferendosi al bimbo, è assolutamente falso. Rispettiamo le persone e amiamo i bimbi tant'è che la mia compagna mi ha reso padre il primo di ottobre, figuriamoci se aizzo anche in forma scherzosa un cane verso un bimbo. Cose dell'altro mondo. A testimonianza della nostra educazione e del carattere del nostro cane, basta chiedere ai proprietari di cani che frequentano il Ticinello.
Invitiamo comunque il signor Nobili e le signore per un caffè cosi che possano toccare con mano e fugare qualsiasi dubbio che il nostro cane è ben lontano da essere un pericolo per l'incolumità.
Maria Teresa Di Bono e Roberto MaggiPavia

CORTEOLONA, RIFIUTI
Tutti i sindaci dicano no
al raddoppio dell'impianto

Scrivo da mamma preoccupata per la salute della mia bambina, di tutti i bambini di Corteolona, di Belgioioso, di Inverno e Monteleone e di tutti quelli che abitano e crescono in quei Comuni della provincia di Pavia che si troveranno vicini di casa di un enorme inceneritore, il più grande della Lombardia probabilmente, inutile per il nostro territorio certamente, dal momento che agli atti delle nostre amministrazioni già risulta che l'inceneritore di Parona e l'attuale inceneritore di Corteolona hanno già una capacità doppia rispetto ai rifiuti prodotti dalla nostra provincia.
Se ne parla per le strade di Corteolona, dove abito, un po' a mezza bocca, quasi che pronunciare il mega-inceneritore fosse come già concretizzarne l'esistenza, in un Comune dove già insistono le vasche di fanghi ritirati dai depuratori, la discarica di rifiuti inorganici già ampliata nel 2009, la produzione di bitume di petrolio e catrame. Ci si guarda e ci si chiede: «Perché?». Ho provato a chiederlo a tutti coloro che pensavo potessero darmi una risposta, ma a tutt'oggi non l'ho avuta.
Il sindaco del mio Comune ha opportunamente indetto un'assemblea dei cittadini alla fine di luglio in cui ha sommariamente descritto il progetto di costruzione del mega impianto - ora al vaglio degli Uffici competenti della Regione Lombardia - e mentre in tanti alzavamo la mano per sapere «Perché?», abbiamo sentito i nostri amministratori, quasi senza parole, spiegarci che la decisione non sarebbe spettata al nostro Comune ma ad altri (in tutto 27 Comuni toccati dall'impatto del mega-inceneritore e poi alla Provincia e poi alla Regione Lombardia).
Ma chi dovrebbe, vorrebbe e potrebbe dire si a questo progetto e perché? Vorrei dire al sindaco, ai sindaci di tutti i tanti Comuni che verranno lambiti dagli oltre 20 chilometri di emissione del mega-inceneritore, che non sono soli a restare senza parole, di non avere remore a dire no, perchè siamo in tanti disposti a sostenerli a tutela del nostro territorio e della nostra salute e soprattutto della salute dei nostri figli.

Federica Meriggi / Corteolona