Rapina in banca, il confronto in aula

CASARILE.I clienti e gli impiegati della banca lo avevano riconosciuto in fotografia. Questo era bastato a far scattare le manette ai polsi di Giuseppe Cavallaro, 35 anni, accusato della rapina alla Cassa rurale e artigiana di Binasco a Casarile avvenuta nel dicembre 2009. Il colpo, messo a segno insieme a un complice mai identificato, aveva fruttato 67mila euro. Ma nel corso del processo sono emersi parecchi dubbi su quella identificazione: l'arresto non era avvenuto in flagranza di reato, ma in un momento successivo, dopo avere sentito le vittime (due clienti, la direttrice e le impiegate dell'istituto di credito) e dopo aver visionato i filmati delle telecamere.
Cosi l'altra mattina, dopo che il giudice Cesare Beretta aveva accolto la richiesta della difesa, è stato fatto il riconoscimento visivo in aula. L'imputato è stato inserito in un gruppo dove erano presenti anche due agenti, a lui somiglianti. Poi i giudici hanno fatto sfilare i testimoni. Cavallaro è stato riconosciuto con certezza come autore della rapina da tre testimoni su 4. Solo uno, dunque, tra i clienti e gli impiegati presenti quella mattina di dicembre in banca, ha manifestato qualche dubbio.
Ma l'avvocato di Cavallaro, Aldo Egidi di Milano, non si arrende: ha chiesto e ottenuto dal giudice una perizia 'antropometrica" sulle registrazioni delle telecamere. Il che vuol dire, in parole più semplici, che le immagini del rapinatore riprese dall'impianto della banca saranno confrontate con le caratteristiche dell'imputato, per valutare se combaciano oppure si distinguono in qualche dettaglio.
Anche il riconoscimento visivo in aula era stato chiesto dalla difesa: il pubblico ministero si era associato e il Tribunale aveva accolto l'istanza. In aula sono stati visionati anche i filmati ripresi dalle telecamere. Non solo quelli della rapina di Casarile, ma anche quelli di altri colpi, nel Milanese, per i quali è sempre a processo Cavallaro (deve rispondere di altre quattro rapine davanti al Tribunale di Milano). Era stata proprio l'analogia nelle modalità delle rapine che aveva fatto pensare che l'autore fosse lo stesso per tutte. «Ma la certezza non c'è - dice l'avvocato Egidi - e senza certezza non si può condannare». I dubbi saranno sciolti nel corso delle prossime udienze. Il processo intanto è stato rinviato al 27 ottobre: in quella data sarà nominato il perito che dovrà esaminare le registrazioni e confermare o smentire che l'uomo armato che minaccia le impiegate nel filmato sia proprio l'imputato. (m. fio.)