Lanciata una molotov a Ingegneria


PAVIA. Una bomba molotov rudimentale contro un edificio della facoltà di Ingegneria, al Campus.
E' stata lanciata durante la notte e, per fortuna, non ha provocato gravi danni. Solo un muro annerito, niente più. La Digos ha comunque aperto un'inchiesta nel tentativo di scoprire i responsabili ma, soprattutto, per chiarire la matrice del gesto. Gli autori non hanno lasciato scritte e quindi sembrerebbe un banale gesto di vandalismo spicciolo ma, per il momento, tutte le ipotesi restano aperte. Anche quello dell'ennesimo gesto di protesta contro il ministro Gelmini.
I teppisti sono entrati in azione la scorsa notte. Hanno preso di mira un edificio decentrato del campus che ospita la portineria, l'alloggio del custode Alfonso Di Napoli e un piccolo ufficio di Ubi banca. Probabilmente per entrare hanno scavalcato i cancelli. I teppisti avevano portato una bottiglia di olio e l'avevano riempita di liquido infiammabile con un innesto ricavato da una coperta. Nessuno li ha visti e, tra tutti gli edifici della facoltà, hanno scelto forse quello meno in vista, quello della portineria. Hanno acceso la bottiglia incendiaria e l'hanno lanciata contro un muro esterno. C'è stata sicuramente una fiammata come dimostra la bruciatura presente in una buona parte del muro.
Il custode non si è accorto di nulla e i teppisti sono riusciti a fuggire senza incontrare ostacoli. «Ho scoperto quello che era successo solo questa mattina - spiega Alfonso Di Napoli - sono uscito di casa e ho visto la bruciatura nel muro. Durante la notte non ho sentito rumori strani. E' la prima volta che succede una cosa simile. Non riesco a capire il motivo del gesto».
In ogni caso è stata informata la segreteria della facoltà (gli uffici della presidenza non sono lontani) ed è stato chiesto l'intervento della polizia. Sono arrivati gli agenti della Digos con i colleghi della scientifica. Vicino al muro annerito sono stati trovati pezzi di vetro di una bottiglia di olio. Gli agenti li hanno raccolti ma sembra impossibile risalire alle impronte digitali cancellate dal fuoco. Il custode è stato sentito come testimone.

Adriano Agatti