«Ha ucciso la nipote per odio e ora confessa per coprire altri»


ROMA.«Michele Misseri ha ucciso la nipote perché la odiava. Il suo è un delitto di odio, non sessuale». Il professor Francesco Bruno, docente di Criminologia e Psicologia Forense, è stato consulente dell'inchiesta sul «mostro di Firenze». Alla ricostruzione di Michele Misseri sull'omicidio di Sarah Scazzi non ci crede e punta il dito sugli inquirenti.
Quali sono i punti oscuri dell'inchiesta?
«Si è perso troppo tempo pensando alla fuga volontaria: dal 26 agosto giorno della sparizione, le indagini 'vere" sono scattate il 20 settembre. All'inizio, di ipotesi su Sarah se ne potevano fare tante, ma sicuramente una quindicenne non si allontana da casa di sua volontà. E se anche fosse scappata, sarebbe stata intercettata subito. I tempi della sparizione, cosi ristretti, facevano pensare ad un rapimento».
Perché non crede al movente della violenza sessuale?
«Sono ancora i tempi a non collimare con un tentativo di violenza e la morte per strangolamento. Quella messa a punto da Misseri, è una rozza strategia difensiva. Dicendo di aver violentato la nipote dopo averla uccisa, in una mossa sola, si fa passare per pazzo e mette fine alle indagini. Magari per coprire responsabilità di altri».
Anche lei crede che si siano complici?
«Connivenze si. Sarah esce da casa alle 14,30 e alle 14,42 riceve la telefonata di Sabrina che la sta aspettando davanti casa con un'amica. Ma già non risponde più. Come hanno fatto a non vederla arrivare se impiegava dieci minuti per percorrere la strada? E ancora. Misseri per strangolare la nipote ci ha impiegato almeno cinque minuti. Come è possibile che le due ragazze non abbiano sentito Sarah gridare e che nemmeno si siano rese conto di quei movimenti che provenivano dal garage? Eppure, qualcuno li stava lottando per sopravvivere».

Fiammetta Cupellaro