La gente urla: lo vogliamo morto

AVETRANA. La bara bianca di Sara entra nella camera ardente alle 19,35; la gente di Avetrana, un migliaio di persone, è in attesa da oltre due ore e l'accoglie con un applauso, lungo, forte, convinto. La gente urla «Brava Sara», poi nel primo attimo di silenzio, qualcuno grida «lo vogliamo morto il mostro di Avetrana»: arriva un nuovo applauso, ancora più convinto.
Ad Avetrana ieri è stato il giorno dell'attesa per il ritorno del cadavere di Sara, uccisa a 15 anni dallo zio Michele. E' stato il giorno della rabbia, come dimostrato dallo striscione esposto davanti alla casa della famiglia Scazzi: «Pena di morte per lo zio criminale», dalla madre di un compagno di scuola di Sarah. All'interno della casa, il dolore della famiglia. Il padre Giacomo e il fratello Claudio sono rientrati nella notte da Milano, Mamma Concetta è stata sempre in casa, è uscita solo per andare alla camera ardente. Al suo arrivo, nella piazzetta che ad Avetrana chiamano «la piazzetta di padre Pio» è partito un forte applauso, accompagnato dalle urla contro lo zio assassino. Nella camera ardente, che il Comune ha allestito nella sala dell'auditorio «Caduti di Nassirya» sono entrati per primi i parenti di Sarah. Per pochi minuti sono stati da soli, con la porta chiusa per macchine fotografiche e telecamere. Quando la porta si è aperta, mamma Concetta era già andata via. Sulla bara bianca della figlia c'erano due fiori bianchi. Molti, passando davanti alla bara, hanno pianto e lasciato altri fiori bianchi. Tutti hanno guardato la grande foto, dietro la bara, di Sarah che sorride.
Oggi sarà il giorno del funerali: la famiglia ha deciso per il rito cattolico (ci sarà la liturgia della parola e il rito delle esequie) nonostante Sarah non sia stata battezzata. Allo stadio comunale, l'omelia sarà di Don Dario De Stefano, il parroco del paese. Parlerà il sindaco, Mario De Marco. E forse, se ne avrà la forza, anche la mamma. Il Consiglio comunale di Avetrana ha proclamato il lutto cittadino: nello stadio di via Kennedy è previsto l'arrivo di alcune migliaia di persone. Tra loro, quasi sicuramente, non ci saranno la moglie e le due figlie di zio Michele Misseri.
Lui, lo zio 'orco", da quando è entrato in carcere, non mangia e a malapena beve un po' d'acqua. E' stato violentemente insultato dagli altri detenuti: «Datelo a noi», hanno urlato tra l'altro. Misseri a tratti piange e ripete che vuole farla finita. Ma sono cosi orride le azioni che Misseri ha confessato che persino il più acceso fautore della castrazione chimica, il ministro Roberto Calderoli, giunge a ritenere che sia troppo poco, «troppo leggera per il responsabile» di atti di questa gravità.