Gerli: «Vincono piatti solidi e rinnovati»

VIGEVANO.L'incoronazione come il migliore ristorante, non stupisce Enrico Gerli de «I castagni»: «Faccio il mio lavoro, cerco di farlo bene».
Lei sembra in testa a una lista di sopravvissuti, visto che in diversi hanno chiuso i battenti.
«Quando di colleghi chiudono non è mai un bel segnale. Di fronte ad una crisi cosi, soffrono in tanti. Riescono a remare meglio i ristoratori che sono proprietari, ma lo vedo: la clientela è scesa di fascia».
In che senso?
«Parlo per il settore dell'alta cucina, a cui appartengo, anche se con prezzi concorrenziali. In questa fascia resistono i gourmet (anche se hanno ridotto le presenze) e gli affezionatissimi. Le aziende non pagano più i pranzi di lavoro e il resto della clientela adesso cerca di trovare soddisfazione gastronomica senza spellarsi troppo il portafoglio rivolgendosi a locali di fascia più bassa».
Quindi sono finiti i tempi di alta sperimentazione in cucina?
«La gente vuole valori sicuri, basi solide e quando esce dal ristorante vuole sentirsi soddisfatto sapendo quello che ha mangiato. Il cliente è ancora legato ai piatti tradizionali, magari rinnovati, ma solidi. Basta con la cucina che deve stupire».