Giustizia, l'altolà di Fini
ROMA. No a una riforma che «punisca o penalizzi» i magistrati e stop ai dossier che «avvelenano il vivere civile». Il primo altolà di Fini a Berlusconi è sulla giustizia. A dare battaglia è anche il Csm che si dovrebbe riunire domani per un «intervento a tutela dei magistrati».
Dopo la fiducia incassata al Senato il clima nella maggioranza non è dei migliori. Quelle parole dette tre sere fa da Berlusconi, per il quale nella magistratura ci sarebbe «un'associazione per delinquere», non sono piaciute a Fini ed hanno spinto il Csm a valutare la possibilità di una risposta dura. La questione dovrebbe essere affrontata domani a palazzo dei Marescialli. Il Cavaliere ha parlato di un reato (associazione per delinquere) e i magistrati non potranno rimanere sotto schiaffo. La misura è colma e la terza carica dello Stato avverte il premier: «Futuro e Libertà è e resta fedele al governo, ma solo se il programma non viene tradito». «Noi - taglia corto Italo Bocchino - non voteremo una riforma contro i magistrati».
Il Pdl, insomma, dovrà fare i conti con un partito che alla Camera conta 35 deputati, ai quali vanno aggiunti i 5 dell'Mpa. Ed è da questo punto di forza che Fini detta le sue condizioni a Berlusconi: «Siamo fedeli a quegli elettori e a quel programma a condizione che venga scritto e applicato tutto e non venga dimenticato, o peggio tradito, in alcune sue parti». A Piantare robusti paletti è anche l'Mpa. «Abbiamo votato con riserva la fiducia al governo. E questa riserva è legata al rispetto degli impegni assunti per il Sud», avverte Raffaele Lombardo.
Si farà la riforma della giustizia? «Questo - risponde Fini - lo vedremo nelle prossime settimane nel dibattito alla Camera dove Futuro è Libertà è determinante». Il governo, insomma, va avanti tra reciproci sospetti. E se il presidente della Camera non si fida, Berlusconi risponde che il governo andrà avanti solo se i finiani rispetteranno il patto sottoscritto con gli elettori. «Noi rispettiamo le scelte di quelli che se ne sono andati, ma chiediamo loro di non dimenticare che sono stati eletti con il Pdl e sotto l'insegna 'Berlusconi presidente"», ammonisce il Cavaliere, che si dice ottimista («Le divisioni saranno superate») ed incita la maggioranza ad andare avanti «indipendentemente» dall'opposizione: «Se vogliono comportarsi in modo responsabile, bene. Altrimenti peggio per loro».
Nell'opposizione, anche quella moderata, nessuno ha voglia di fare sconti al governo. Pier Ferdinando Casini ricorda che «le mele marce» ci sono nella magistratura come in tutte le categorie e definisce «demenziale» l'attacco di Berlusconi: «Se vuole fare una riforma seria della giustizia, non può partire insultando i magistrati. Perché questo affossa tutto».