Agguato a Belpietro, è giallo


MILANO.Un rompicapo. L'agente Alessandro N. che giovedi sera ha esploso tre colpi contro il presunto attentatore di Maurizio Belpietro, ha trascorso ore in questura per rispondere alle domande dei colleghi. «Mi ha puntato contro la pistola e ha premuto il grilletto, ma l'arma si è inceppata. Io mi sono buttato a terra e ho esploso due colpi. Poi mi sono rialzato, ho cercato di inseguirlo e ho sparato un altro colpo. Niente. Era già in fondo alle scale». L'agente si rammarica anche per aver dato una descrizione troppo sommaria dell'uomo: «L'ho visto ma non so descriverlo proprio bene». E racconta ancora della camicia grigio-verde, con le cuciture sulle spalle, come fossero «mostrine».
Gli agenti della Digos, ma anche la squadra Mobile, hanno setacciato il quartiere e visionato i filmati delle varie telecamere che, in via Monte di Pietà, sono numerose. Eppure dell'uomo in fuga non ci sono tracce. Nessuno lo ha visto fuggire. Nemmeno l'altro poliziotto di scorta che era rimasto in auto mentre il collega era salito per accompagnare Belpietro. Non solo, ma l'altro poliziotto non ha nemmeno sentito i tre spari, che pure hanno svegliato tutto il palazzo.
E' stato fatto anche un accurato sopralluogo nel cortile del palazzo, per capire quale è stata la via di fuga. Forse il presunto attentatore ha scavalcato un muretto che divide il cortile e dà su un giardino, e da li, si è dileguato. Certo conosceva bene le strade e, comunque, resta il fatto che quale telecamera avrebbe dovuto riprenderlo.
Da sottolineare che lo stesso agente protagonista dell'episodio di giovedi sera, aveva «sventato» un attentato anche nel 1995, ai danni dell'allora procuratore Gerardo D'Ambrosio, ora senatore Pd. L'agente di scorta vide un uomo nascosto dietro un albero, forse armato di fucile, in un giardino attiguo all'abitazione del magistrato. Citofonò a D'Ambrosio per dirgli di restare in casa e si mise all'inseguimento dell'uomo che, però, saltò sulla moto di un complice e fece perdere le proprie tracce. Ora di quella storia parla lo stesso D'Ambrosio. «Mi sembrò strano quell'attentato, in una terribile giornata di pioggia. Sinceramente non ci ho mai creduto molto». Comunque, dopo quel fatto, l'agente fu promosso, tornò alla squadra Mobile ma di li a poco chiese ancora di essere assegnato al servizio scorte.
Naturalmente la polizia segue la pista «politica». «Non mancano volantini o altri episodi preoccupanti - dicono - ma non ci risulta la presenza di alcun gruppo, di destra o di sinistra, pronto a sparare». Quindi l'attentatore viene definito un «cane sciolto». Le indagini sono coordinate dai Pm Ferdinando Pomarici e Grazia Pradella e seguite dal capo del pool antiterrorismo, Armando Spataro. E proprio la presenza di Spataro, magistrato in prima linea e di grandissima esperienza, viene «bocciata» dal capogruppo del Pdl al Senato, Gasparri. «Non è in grado di garantire imparzialità - dice Gasparri - e mi auguro che la procura incarichi un altro magistrato». Immediata la replica del Pd: «La maggioranza delegittima le istituzioni con attacchi aberranti sulla indiscussa autorevolezza di Spataro».
Intanto Belpietro ha spiegato che continuerà a fare il proprio lavoro, «a raccontare ciò che vedo e penso». «Il pericolo - dice il giornalista - non mi tapperà la bocca e non fermerà i colleghi di Libero».

Gigi Furini