«Non fate scherzi, chi ci porterà a casa?»
PAVIA.«Poi chi ci porterà a casa?». «Ah, ma ci siete ancora?». Autostazione di viale Trieste, reazioni a caldo sulla pensilina delle fermate uno e due. Raccolte tra le centinaia degli 11.500 pendolari che affidano i loro viaggi quotidiani ai bus della Sila. Un venerdi mattina con il fiato sospeso: per i sindacati era ieri, infatti, uno dei giorni critici per la continuità del servizio. Superato.
Ma per quanto? «Forse c'è sciopero», borbotta un pensionato con borsa della spesa temendo di non arrivare a Certosa dove abita. Si tranquillizza: lo sciopero era quello nazionale programmato ieri e spostato al 22 ottobre. Arriverà però anche lo sciopero Sila, l'11 settembre. C'è clima di tensione per le 500 corse giornaliere garantite dall'azienda che ha la sua sede in Strada Campeggi a Pavia. Circolano veloci le notizie sugli sbalzi societari e le tensioni sui fondi regionali che non arrivano. Rimbalzano tra la gente che ogni giorno aspetta oltre a quella che, sui bus, ci lavora. Due fasce di commenti per questa situazione.
Gli studenti tra zaini e sigarette, non sanno che dire. Qualcuno di loro, intanto, aspettando ha condensato sui pilastri li vicino i suoi pensieri sotto forma di equazione letterale: «X me 6 bellissima». Spesso sono nomi e con l'ora dell'autografo e la destinazione. Sms d'inchiostro. Ma come si viaggia sui bus della Sila per gli under 18? Scrollate di spalla. Certo si viaggia spesso pigiati, ma tant'è.
Uno di loro però si preoccupa e chiede: «Vabè e io a casa poi come ci vado?». I pendolari di lungo corso ne hanno invece di cose da dire. «L'anno scorso è venuta la polizia per vedere se c'erano le revisioni dei bus», dice una impiegata che aspetta l'omnibus delle 12 che va a Milano. Accanto una commessa di Certosa aggiunge: «Ma no, i bus sono abbastanza a posto e in orario». Tutto bene. Non proprio. «In effetti non capiamo perchè il bus che parte da Certosa alle 8,30 poi ci fa scendee sul marciapiede dall'altra parte dell'autostazione. Dobbiamo attraversare viale Trieste, è pericoloso. Basterebbe che ci lasciassero sulla banchina della autostazione».
Appunti di viaggio. Gli autisti sono gentili, ma si scambiano occhiate tra loro. Qualche sigaretta per scaricare lo stress di 6 ore e mezza al volante.
Ecco il Pavia-Milano: si sale. Varia umanità.
C'è il giovane manager con la 24ore che chiede nervosamente se si arriverà a Milano in 40 minuti. C'è un frate cappuccino, studenti. Giovani e meno giovani. C'è chi si sbraccia correndo e riesce a salire in tempo.
C'è lo studente che sbuca trafelato e urla di aprire le porte. Ma il bus ormai è in strada. L'autista replica al volo: «Hai il biglietto?». E quello scuote la testa. «Mi spiace, prendi il prossimo»: è la risposta. Impossibile fermare il mezzo, per avere il tempo di staccare il biglietto. Storie di tutti i giorni. Sui bus della Sila che viaggiano ancora. Alle 12,10 puntuali la fermata di Certosa.
La radio sul bus diffonde «Bette Davis eyes» di Kim Carnes. Si riparte. Tra Certosa e Giussago il bus sussulta. Sarà colpa delle sospensioni, del motore affaticato, ma soprattutto della strada. Asfalto martoriato da buche e avvallamenti. Un piccolo furgone costringe il mezzo a rallentare anche se si viaggia a bassa velocità di crociera (70 chilometri all'ora). A bordo le sinfonie dei telefonini rompono il silenzio. Si possono ascoltare alcune conversazioni. Chi sta tornando a casa e invita il figlio a togliere dal frigo l'arrosto, chi come il manager sta convincendo il suo appuntamento a pazientare. Viaggiatori della Sila, società a nervi tesi, sotto vertenza.
All'ingresso di Casarile quello non ti aspetti. «El pueblo unido jamas sera vencido»: di colpo gli Inti Illimani. Erano anni che non si sentivano in radio. Coincidenza: li risenti su un bus della Sila. Oggi che soffia aria di scioperi e mobilitazioni per difendere i posti di lavoro e il viaggio di chi va al lavoro.
Il bus rallenta, gira. Entra nello spiazzo-capolinea di Binasco. Alcuni controllori attendono per verificare che tutti abbiano il biglietto o l'abbonamento. Spiazzo desolato. Segnato dai crateri. Da tempo le grosse buche sono state segnalate. Sono ancora li. Resistono perchè nessuno le copre. Non sempre si possono evitare dai mezzi che arrivano e se ne vanno. Uno dei bus, infatti, davanti a noi, ci entra ed esce. Sussulti. Non è certo un piacere meccanico per le sospensioni presumibilmente già provate del mezzo.
Immagini le stesse buche riempite di pioggia o di neve. E' probabile che non accadrà nulla prima delle prossime precipitazioni. Intanto si raccolgono altri appunti di viaggio. Spuntano, ad esempio, lamentele insistenti sul fatto che non ci sono mai affissi i cartelli con gli orari.
«Per forza li mettono e poi li staccano i vandali» spiega un pensionato allargando le braccia. Ma quello degli orari fantasma sarebbe persino un dettaglio. C'è di peggio. «Arriva l'inverno e c'è da incrociare le dita - dicono due giovani impiegate che stanno per salire - A me è capitato che in un giorno di pioggia il bus si è fermato per strada, un altra volta non è partito proprio e sono dovuti venirmi a prendere a Milano. E' capitato anche ad altre persone». Storie di tutti i giorni sulla linea della Sila. «Fai schifo». Qualcuno l'ha scritto con il pennarello sui pilastri della fermata. Ma era riferito non al bus, bensi all'ex fidanzata. Alla fine anche i viaggi di cuore hanno i loro disagi. (f. g.)