Mangiano pesci crudi, 7 in ospedale


PAVIA. Una tartare di tinca ha mandato all'ospedale 81 persone in Val d'Aosta. E per il pesce di fiume, consumato crudo, 7 persone sono state curate anche a Pavia.
Responsabile dell'intossicazione è un verme, un parassita dal nome improbabile: Opistorchis, endemico in Cina e nel Sud Est asiatico ma ormai ampiamente diffuso anche nei fiumi lombardi.
«Basta sfogliare un libro di vecchie ricette pavesi per scoprire che i nostri nonni il pesce del Ticino e del Po l'hanno sempre mangiato cotto - dice Stefano Novati, infettivologo del San Matteo -. Una ragione ci sarà stata. Ed è ora suffragata dalle analisi condotte dall'istituto zooprofilattico di Brescia tra il 2006 e il 2008. Le analisi dimostrano che in tutte le acque dolci lombarde i pesci sono portatori di Opistorchis. Per questo la raccomandazione da fare alla popolazione è di non consumare mai il pesce di acqua dolce crudo, perché se non è cotto non dà garanzie nemmeno quello di allevamento».
I sintomi del contagio sono una colica addominale, a volte anche l'ittero. Un esame del sangue rivela le transaminasi mosse. «Ma se non si mette subito in relazione con il consumo del pesce si rischia di brancolare nel buio - spiega Novati, medico a Malattie Infettive -. E' importante che il medico di famiglia possa avere il dubbio riconoscere i sintomi sospetti e indirizzare il èpaziente nei centri di Parassitologia specializzati. La diagnosi può essere fatta con accuratezza solo in centri qualificati». A novembre l'Unità di Malattie infettive del San Matteo organizza un corso di aggiornamento per i medici di famiglia sulla microbiologia. «Ci sarà anche un approfondimento sulle parassitori emergenti» spiega Novati.
«Quello del San Matteo - aggiunge - è uno dei laboratori di parassitologia di riferimento nel Nord Italia».
Prudenza, consigliano gli esperti, va osservata anche con il pesce del Mediterraneo. «Vanno bene sushi, sashimi e pesce crudo ma se controllato e consumato in un locale di fiducia - dicono -. Molte specie che si pescano nei mari italiani contengono un'altra larva insidiosa: l'Anisakis. Si trova in sardina, sgombro, nasello, scorfano, pesce san pietro, rana pescatrice, tracina. Il verme si incista nella mucosa dello stomaco e causa forte mal di stomaco. Congelare il pesce per una notte, come qualcuno consiglia, non basta. L'Anisakis si uccide lasciandolo a meno 35 gradi per almeno 15 ore. Ma un abbattittore professionale costa alcune migliaia di euro e non tutti i ristoranti ce l'hanno. Il semplice freezer delle nostre case, a tre stelle, congela a meno 20 gradi e perché il freddo possa colpire la larva serve una settimana. Lo stesso vale per l'affumicatura: non meno di 60 gradi».

Maria Grazia Piccaluga