Riso, giù raccolto e prezzi
MORTARA. La produzione cala del 20%, mentre aumentano i timori per i prezzi, dopo le prime quotazioni, che rimangono quelle dell'anno scorso. Queste le prime stime nella provincia di Pavia, la culla italiana ed europea del riso con i suoi 85mila ettari e i 1.700 produttori. A una settimana dall'inizio della trebbiatura, arrivano le prime indicazioni sulle rese.
Per le varietà Arborio, Volano e Sant'Andrea si stima un calo di produzione anche del 20%. Stessa tendenza per il Balilla, uno dei più diffusi in Lomellina con oltre 26mila ettari sui 55mila dei risi tondi. L'incremento sull'annata agraria 2009-2010 è di 2.374 ettari, mentre la produzione è stimabile attorno ai sei milioni di quintali, poco più di un milione in meno rispetto all'annata scorsa. Ora i risicoltori devono fare i conti con gli effetti delle piogge primaverili, di qualche grandinata e del freddo delle nottate di metà agosto. «Sul fronte dei prezzi la preoccupazione è forte: se fino all'apertura dei mercati i risi da interno, cioè i più pregiati come Carnaroli, Arborio e Baldo, avevano mantenuto una quotazione sufficiente, quelli da esportazione soffrono con prezzi inferiori alla soglia minima sufficiente a pareggiare i costi - dichiara Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti di Pavia -. Come ogni anno assistiamo a manovre speculative, per cui all'avvio della campagna di commercializzazione i prezzi crollano, complici le necessità di molte aziende di ricorrere alla vendita immediata, in parte per fare cassa e in parte per insufficiente capacità di stoccaggio. Occorre difendere il made in Italy attraverso una chiara e sicura dichiarazione di origine che certifichi la provenienza del riso acquistato sugli scaffali. La qualità del riso italiano e pavese merita di essere premiata dal mercato, come lo meritano i risicoltori di Coldiretti che rigettano le ipotesi Ogm in favore di qualità e sicurezza».
Sul mercato di Mortara il Thaibonnet, classico riso indica da esportazione, è stato quotato 23 euro al quintale, mentre i superfini non hanno ancora un prezzo a causa del forte ritardo nella trebbiatura. «Deve finire il tempo in cui l'agricoltore offre il proprio prodotto al prezzo stabilito solo da altri», prosegue Giovanni Roncalli, direttore della Coldiretti di Pavia. Le aspettative sono molto forti: i primi dati sulle superfici coltivate a riso indicano che la sezione risicola di Pavia, che comprende le province di Pavia, Milano e Lodi, ha aumentato gli ettari dai 100mila del 2009-2010 ai circa 106mila attuali, con un incremento del 5,72%. Ed è anche comprensibile la preoccupazione legata alle prime quotazioni degli Indica, Thaibonnet in testa, poiché 18mila degli 85mila ettari (22%) della provincia di Pavia sono stati destinati a questa categoria. «Pagare 23 euro il quintale è fuori da ogni logica: questo prezzo non copre nemmeno i costi di produzione comprensivi di contributo accoppiato previsto dalla politica agricola comunitaria - commenta Walter Cibrario, presidente dell'Unione agricoltori di Pavia -. Se a ciò aggiungiamo le condizioni climatiche negative sul raccolto, partito con ampio ritardo, tutti possono comprendere le difficoltà che sta vivendo il comparto risicolo pavese e lomellino. Nei giorni scorsi abbiamo trovato l'accordo fra organizzazioni sindacali e di prodotto, e consorzi per tutelare i nostri risicoltori: speriamo che l'unione faccia davvero la forza».
I produttori si rivolgono alla controparte risiera. «Questa fiacca partenza della campagna 2010-2011 non ci fa ben sperare: spero che l'industria capisca i nostri problemi quando si tratterà di definire il prezzo - dice Martino d'Asburgo-Este, presidente dei risicoltori europei e consigliere della sezione riso dell'Unione agricoltori di Pavia -. In caso contrario, l'anno prossimo temo che molti risicoltori devieranno su mais e frumento, che al momento sembrano più remunerativi». Anche Roberto Bigi, presidente della Cia di Pavia, commenta: «I primi prezzi degli Indica sono vergognosi. E' giusto, dunque, che i produttori stiano cercando di rendere remunerativa la loro attività con accordi inediti come quello della graduale immissione di prodotto sul mercato».