Contratto tute blu, si alle deroghe
ROMA.Federmeccanica, Fim e Uilm hanno raggiunto l'accordo sulle deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici, quello firmato separatamente nel 2009 senza la Fiom. Il leader delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, denuncia lo «strappo democratico gravissimo» confermando la manifestazione nazionale del 16 ottobre. E Guglielmo Epifani, segretario della Cgil concludendo la manifestazione nazionale Cgil sul lavoro nel giorno della protesta indetta dai sindacati europei (ma Cisl e Uil non hanno aderito), giudica «sbagliata» la scelta delle deroghe. Nella tarda mattinata il giudice del lavoro di Melfi Emilio Minio, lo stesso che aveva annullato il licenzimento dei tre operai della Fiat Sata, ha giudicato inammissibile l'istanza Fiom contro il Lingotto sulle modalità di reintegro dei lavoratori.
Contratto derogato.La possibilità di inserire deroghe era prevista nel contratto separato del 2009 ma resa operante operante dall'accordo per Pomigliano. La Federmeccanica considera l'intesa raggiunta con Fim e Uilm «un buon accordo» ma chiede alla Fiom, che è il sindacato più rapprsentativo delle tute blu, «di tornare al tavolo». Plaude all'intesa il ministro Sacconi che la vede come una naturale evoluzione delle relazioni industriali «nel segno di Pomigliano». Ora tocca al contratto nazionale che dovrà essere, secondo il titolare del Welfare, una semplice «cornice» lasciando il resto della contrattazione ai territori.
Ma Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, parla di «strappo democratico gravissimo» perché «Fim e Uilm non hanno alcun mandato a firmare sulle deroghe che aprono un percorso di cancellazione del contratto nazionale. C'è un tentativo esplicito di cancellare i contratti usando la crisi». La Fiom risponderà il 16 ottobre con una manifestazione nazionale su contratti, diritti e democrazia. Ma parteciperà al tavolo convocato dalla Fiat su Fabbrica Italia.
Ricorso bocciato.E' stato giudicato inammissibile dal giudice del lavoro di Melfi il ricorso presentato dalla Fiom-Cgil contro la Fiat per le modalità con cui aveva attuato il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi (riassunzione ma non in catena di montaggio e autorizzata solo l'attività sindacale). I legali della Fiat hanno evidenziato che «nel dichiarare inammissibile l'istanza della Fiom, il Tribunale ha confermato trattasi di richiesta estranea al nostro ordinamento processuale» sottolineando che la stessa costituisce «tentativo che oltrepassando i limiti dell'analogia si caratterizza per essere un'iniziativa creativa e di politica legislativa, inibita all'ordine giudiziario».
La Fiom reagisce presentando oggi un'istanza al giudice dell'esecuzione del Tribunale di Melfi «per la definizione delle modalità di attuazione» del decreto di reintegro emanato ad agosto. Secondo l'avvocato Lina Grosso il giudice infatti «ha dichiarato inammissibile la nostra istanza, dichiarandosi incompetente, perché non in presenza di un provvedimento di natura cautelare». Per Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte (delegati Fiom), due dei tre operai licenziati e reintegrati, la decisione di ieri «non cambia nulla e a differenza della Fiat ci atteniamo alle decisioni del giudice».