Nodo giustizia, stallo in commissione
ROMA.Una legge di revisione costituzionale che sospenda i processi al presidente del Consiglio. Si concentra sul cosiddetto Lodo Alfano costituzionale la partita di Silvio Berlusconi sul fronte della giustizia.
Ieri il capogruppo del Fli alla Camera, Italo Bocchino, ha chiarito la linea sullo scudo giudiziario che il Cavaliere reclama ad ogni costo. «Noi sulla legalità non arretriamo di un millimetro. Siamo disponibili a votare il Lodo Alfano costituzionale, indipendentemente dai titoli di giornali, ma non a metterci dentro altre cose che possano arrecare danni ai cittadini», ha detto Bocchino negli studi di 'Porta a Porta". Insomma si ad una forma di immunità per il capo dei governo e suoi ministri, no a provvedimenti devastanti come il processo breve (già approvato dal Senato).
A un Lodo Alfano costituzionale, già all'esame del Senato, nei giorni scorsi si era detto «a priori non contrario» anche il leader dell'Udc Pieferdinando Casini. Ma la strada è stretta perchè una legge di revisione costituzionale deve essere approvata due volte da ogni ramo del Parlamento (con una pausa di tre mesi tra le due votazioni) e nella seconda lettura deve avere il si dei due terzi di ciascuna assemblea per evitare il referendum.
I numeri lasciano pochi spazi di manovra anche all'interno delle commissioni Giustizia di Camera e Senato dove in teoria, almeno stando agli annunci del ministro Alfano e dell'onorevole Ghedini, si dovrebbe tornare a discutere il ddl intercettazioni e altri provvedimenti di riforma della magistratura: dal doppio Csm alla separazione delle carriere tra giudici e pm.
Tanto a Montecitorio, dove a presiedere l'organismo c'è la finiana doc Giulia Bongiorno (foto), quanto a Palazzo Madama, dove l'incarico è ricoperto dal pidiellino Filippo Berselli, si rischia la paralisi. Maggioranza e opposizione sono in sostanziale parità: 13 a 13 al Senato e 24 a 23 alla Camera. Gli uomini del premier comunque sono stati chiari: urge un salvacondotto per il Cavaliere, attualmente protetto soltanto dalle norme sul legittimo impedimento. Norme che il 14 dicembre prossimo la Consulta potrebbe bocciare determinando la ripresa dei processi milanesi.
Sullo sfondo dello scontro resta la vicenda della casa di An a Montecarlo. L'entourage di Fini ieri ha smentito l'ipotesi di dimissioni dalla presidenza della Camera avanzata da un quotidiano. E la procura di Roma ha ribadito di non avere alcuna intenzione di convocare Giancarlo Tulliani, cognato del leader del Fli. La sola cosa che i magistrati vogliono determinare è il valore dell'immobile. Il resto, compresi gli esotici documenti pubblicati in questi giorni dai giornali, per i pm è carta straccia.