«Bossi fa solo chiacchiere»

ROMA. «Umberto Bossi è molto abile a lanciare proclami e provocazioni» ma la sua Padania resta «immaginaria». La verità è che lui, e l'attuale governo, hanno fatto molto poco, per lo più «chiacchiere». Sono le pesanti accuse arrivate al Carroccio dal sito di Italiafutura, fondazione di Luca Cordero di Montezemolo. Per Italiafutura Bossi è corresponsabile «in questi sedici anni delle non scelte che hanno portato il paese ad impoverirsi materialmente e civilmente».
Scrive il sito della fondazione di Montezemolo: «Ha ragione Bossi: in Italia, e in particolare nella sua Padania immaginaria, la chiacchiera va per la maggiore e delle parole a vanvera di una classe politica screditata gli italiani ne hanno piene le tasche. In particolare quelli che lavorano e producono (e al convegno di Genova della Confindustria ce n'erano tanti). Quegli italiani che, a differenza di Bossi, tengono in piedi il paese con i fatti e non con le parole». Parole forti, con cui la fondazione entra in campo in difesa di Emma Marcegaglia attaccata il giorno prima dal leader del Carroccio per aver avvertito il governo che la pazienza delle imprese è ormai agli sgoccioli.
L'affondo di Montezemolo ha scatenato la reazione compatta della Lega e della maggioranza: segno evidente che le critiche colgono nel segno. «Dov'è la novità? La novità - ha ribattuto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa - ci sarà quando Montezemolo si candiderà e si misurerà con i voti. Cosi vedremo quanti consensi è in grado di raccogliere». Più caustico il leghista Roberto Castelli, secondo cui l'ex presidente di Confindustria «fa parte di quella categoria di imprenditori che hanno fatto ottimi affari con i governi di centrosinistra. Evidentemente con noi non riesce a rifarli».
Per Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera, è solo una questione di voti: «Prima di dare lezioni, vada a farsi votare dai cittadini. Probabilmente non prenderebbe neppure tutti i voti dei tifosi della Ferrari». Stesso menù da Osvaldo Napoli, anche lui Pdl: «Mai una volta che questi signori con l'indice perennemente alzato abbiano scelto di sporcarsi le mani confrontandosi con gli elettori. Sfido Montezemolo a raccogliere metà dei consensi della Lega di Umberto Bossi».
Da palazzo Madama incalza un fedelissimo del Senatùr, Piergiorgio Stiffoni: «La gente ne ha piene le scatole? Certamente, dei pseudo industriali, di un sindacato come la Confindustria e dello stesso Montezemolo, il re nudo. Il nostro popolo leghista è il motore del cambiamento contro chi vuole un Paese morto».
L'intervento di Montezemolo, come altri precedenti, sembra in realtà orientato a mettere un piede in politica per saggiare il terreno e circoscrivere il campo di atterraggio. In questo caso il senso e la direzione di marcia sembrano chiari: mai alleati di Bossi e di chi ci va a braccetto. Non è un mistero del resto che, nel caso di una discesa in campo di Montezemolo, il suo naturale approdo viene indicato all'interno di, o in allenza con quel Partito della Nazione a cui stanno lavorando Casini e Rutelli, a cui guardano Bonanni (Cisl) e Pezzotta, e con il quale alla fine si potrebbe collegare anche il Fli di Fini. (a.g.)