«In cella 24 giorni, non ho colpe»

PAVIA.«Ieri notte non ho dormito perché temevo di svegliarmi e accorgermi di essere ancora in cella». Invece Diego Cogoni sabato mattina si è svegliato, un po' frastornato, nella sua casa di Gerenzago. «Non poter tornare dalla mia famiglia, abbracciare i miei genitori, parlare con loro è stata la mia più grande sofferenza» racconta il giovane, ex studente dell'istituto Cossa e ora al primo anno della facoltà di Scienze Infermieristiche.
I capelli un po' arruffati e una tensione che si stempera appena in qualche timido sorriso. Racconta i suoi 24 giorni nel carcere di Monza, mentre la madre piangeva per il dispiacere e i suoi avvocati si davano da fare per mettere a fuoco tutti i fotogrammi di quella notte maledetta.
«Io ho sempre avuto la coscienza a posto - dice -. Lei era consenziente. E quando i carabinieri hanno bussato alla nostra porta una mattina ero convinto che tutto si sarebbe chiarito in poche ore. Invece sono trascorsi 24 giorni». Si rabbuia mentre ricorda l'abbraccio e le lacrime della mamma sulla porta di casa. «Torno presto vedrai» le aveva sussurato in un orecchio.
Invece tutto il mese di settembre l'ha trascorso condividendo pochi metri quadrati, nel carcere di Monza, insieme a un altro detenuto. «Lui cucinava e io lavavo i piatti. I primi giorni li ho trascorsi dormendo, per non pensare - racconta lo studente -. Guardavo un po' la tv, leggevo ma le ore erano infinite e speravo venisse presto sera. Poi, pian piano, ho capito che potevo trasformare questa brutta vicenda in un'esperienza di vita. Tante persone mi sono state vicine, i miei genitori per primi. Ma anche gli amici. Nessuno di loro ha mai creduto che potessi aver fatto una cosa tanto deplorevole».
Quella sera Diego Cogoni, insieme a Daniele Pasquini di Pieve Fissiraga e a un ragazzo di 17 anni che abita nel Lodigiano, aveva raggiunto l'amica conosciuta in chat. Poi si erano appartati in un parcheggio a 800 metri dalla casa di lei. E da questo momento le versioni divergono. La giovane sostiene di essere stata violentata, i ragazzi di aver avuto un rapporto consensuale. «Non mi era mai capitata una cosa del genere, di solito - dice arrossendo - le ragazze le porti al cinema, a mangiare un gelato. Invece quella sera lei ci ha portati li ed era d'accordo. Perché poi ci abbia denunciati non so dirlo. Non la conosco abbastanza. E sarà l'inchiesta a chiarirlo. Sono stato ingenuo, ora starò molto più attento a frequentare le persone in chat su Internet».
Diego e i due amici rimangono formalmente indagati, l'inchiesta procede, ma la scarcerazione segna un passo importante. (m.g.p.)