Gianni Brera a scuola prendeva solo 6 in italiano


BELGIOIOSO.Sei in italiano, ma un otto in cultura militare: è la pagella di Giovanni Brera studente nel 1938 liceo Cattaneo di Milano. E' una storia in gran parte inedita quella che raccontano le carte e le foto esposte nella mostra allestita al Castello di Belgioioso, come chicca di «Parole nel tempo» che inizia oggi. Un tributo di memorie che Michele Bolzoni, patron dell'evento, ha voluto offrire allo scrittore e giornalista di San Zenone, realizzato grazie alla collaborazione dell'archivio storico dell'Università di Pavia. Sono le carte di un eclettico della penna e della Olivetti lettera 45 (esposta in mostra). GiuânnBrerafuCarlo, nato l'8 settembre 1919. Figlio di Carlo, appunto e di Carla Ghisoni. Famiglia povera la sua se, come annota un certificato firmato dal podestà Brambilla, viene concessa allo studente Giovanni Brera una borsa di studio in quanto «il padre è sarto ed è aiutato dalla sorella, maestra elementare». Brera in grigioverde: il primo luglio del 1941 si presenta, con il grado di sottotenente, a Barletta nel reparto di fanteria di stanza al Deposito misto truppe Egeo. La guerra, una parentesi. Poi gli studi ripresi con profitto. L'8 settembre del 1943 si laurea a Pavia in Scienze politiche con una tesi su Tommaso Moro, la laurea ha la pregiata firma dal magnifico rettore Plinio Fraccaro, insigne docente di storia antica.
GiuânnfuCarlo fa bella mostra di un 30 e lode in storia moderna, la sua grande passione insieme alla scrittura. Al giornalismo. Cronista magari di una piena del Po e dell'Olona. «Il cronista, capite, è per solito macchinale come una pianola che se ci metti il ventino suona infallibilmente. Per il cronista il colera in Egitto, il suicidio del cassiere ladro e l'incendio del cinematografo Splendor non sono che fatti di cronaca. Per molte persone magari queste vicende sono assai più d'un semplice fatto di cronaca, ma per il cronista si risolvono in 20 righe di frasi bell'e fatte da secoli. Cosi a San Zenone è semplicemente crollato un ponte (...). Ma per me, buon Dio, non è crollato semplicemente un ponte: è crollato nientemeno che il ponte. Per questo maledico il mio mestiere. E' come se mi fosse morto qualcuno, per me».
E' quello che Brera scrive su «Il Campanone, mensile d'informazioni e cronache di San Zenone», nel numero del settembre-ottobre 1947. Le carte segrete di Brera esposte a Belgioioso mostrano l'animo di un uomo di fiume e di penna. E con i documenti anche i tanti suoi libri sino ad arrivare alla «Storia critica del calcio italiano», la sua «summa theologica».

Fabrizio Guerrini