Cristiani e musulmani, vita insieme

MONTICELLI.Cristiani e musulmani insieme in una casa famiglia che accoglie bambini in affido, segnalati dal Tribunale dei minori ai servizi sociali, fino ad un massimo di otto.
Ora sono quattro, altri due bimbi arriveranno entro gennaio. Abitano nella cascina Fumagallo, immersa nelle campagne del Basso pavese, e, in periodo di raccolto, la strada che si percorre per arrivarci è trafficata solo da trattori. Il casolare giallo, in parte già ristrutturato, accoglie 23 persone, italiani e marocchini. La parte esterna è stata sistemata, pronta per l'inaugurazione ufficiale di domenica, quando a visitare la comunità interetnica arriveranno il vescovo Giovanni Giudici e rappresentanti di varie confessioni e religioni, perché qui la Bibbia e il Corano si trovano l'uno accanto all'altro e «il diverso non fa paura, ma incuriosisce», come sostiene Virgilio che insieme a Marianna e ai loro due figli di 3 anni e 4 mesi, vivono a Monticelli solo da quest'estate.
La casa famiglia si è voluta chiamare «L'albero della macedonia» che produce frutti diversi. E' la pianta dell'integrazione. L'idea è stata di Francesca, primogenita dei tre figli di Beppe e Margherita, famiglia milanese che ormai abita qui da un anno e da giugno accoglie due bimbi in affido. Pietro, 12 anni, e Marta, 7 anni, i figli naturali, hanno lasciato la loro vita, abitudini e amici, per un'avventura che sa di scommessa. «Non è facile - racconta Margherita - anche se i punti in comune sono più di quanto si pensi. Certo bisogna modificare radicalmente le proprie abitudini, ho sospeso temporaneamente il mio lavoro». I quattro nuclei famigliari vivono del loro lavoro, in appartamenti separati, condividendo spazi comuni «per intrecciare la propria vita», spiega Margherita, ricordando i momenti informali, il caffè del mattino, la merenda o la festa per il primo anno di Amina, figlia di Mustapha e Fatima, l'altra coppia marocchina, che abita qui da un anno con i suoi tre figli e due bambini in affido.
Ismail, 11 anni, racconta in modo disinvolto la sua esperienza. Qui s'incontrano religioni diverse e stili di vita distanti. Bisogna confrontarsi con la routine quotidiana, l'organizzazione delle giornate, la spesa, i lavori di casa, le bollette da pagare. Ma il primo bilancio è positivo. Saliha e Bekai sono l'altra coppia marocchina arrivata a Monticelli solo da qualche mese: «E' ancora tutto nuovo - dice Saliha, mentre per suo figlio Mohamed, 18 anni - è difficile abituarsi». Il progetto è unico in Italia, voluto dalla cooperativa sociale Comin «perché è in aumento il numero di bambini stranieri o di coppie miste per i quali viene chiesto l'affido - spiega Roberto Orlandi, operatore della Comin, sottolineando che - in questa comunità, luogo di educazione e integrazione, si affronta ogni giorno l'esperienza della convivenza».
«I modelli educativi sono diversi, ma si cerca di far incontrare le differenze - spiega Elza Daga, responsabile della comunità -. Non necessariamente vengono rispettate le etnie di appartenenza dei bambini accolti nella casa famiglia». I bimbi vivono all'interno di un nucleo famigliare e sono seguiti da due educatori professionali.

Stefania Prato