Un Parlamento che diventa ostacolo per la giustizia
Ieri alla Camera dei Deputati c'era da stropicciarsi gli occhi. Con un voto raccapricciante, coperti dal segreto, i parlamentari avevano appena finito di negare ai magistrati napoletani l'uso delle intercettazioni telefoniche come prova nel processo che vede il coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino accusato di collusioni camorristiche, e già il senatore Gaetano Quagliariello, scudiero berlusconiano, dichiarava: «Ciò che è accaduto dimostra che il governo Berlusconi ha tutte le carte in regola per continuare a governare per i prossimi tre anni».
Quagliariello, naturalmente, voleva dire che il governo ha dimostrato di avere ancora margini di maggioranza alla Camera nonostante la defezione dei seguaci di Gianfranco Fini, ma la sua affermazione, insieme con gli applausi sentiti di Umberto Bossi per l'esito del voto, suonava davvero sinistra. Un politico sospettato di collusioni camorriste, già scampato all'arresto, è oggi un passo più vicino alla salvezza perché i giudici non potranno utilizzare le prove ottenute con le intercettazioni telefoniche. Il che dimostra che il governo sta benone.
Per rafforzare l'«en plein», la Camera, secondo le migliori tradizioni, già che c'era ha neutralizzato anche qualche processo minore a carico di Silvio Berlusconi (diffamazione ai danni di Antonio Di Pietro), degli ex deputati Francesco De Lorenzo, Giulio di Donato, Ugo Grippo, Paolo Guzzanti e Paolo Cirino Pomicino, tanto per gradire. L'unico rimasto col cerino in mano è stato Pierfelice Zazzera (Italia dei Valori), accusato di diffamazione nei confronti del sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. Una rarità assoluta.
Il Parlamento italiano dimostra ancora una volta di non saper fare una cosa forse non semplice, ma nemmeno inarrivabile e cioè distinguere le persone per bene dai mascalzoni o almeno da quelli che vale la pena di mandare davanti a un tribunale. La storia dei parlamentari faticosamente processati e messi anche in prigione sta li a dimostrarlo.
Nemmeno per un colpevole riconosciuto dalla Corte di Cassazione come l'avvocato Cesare Previti, corruttore di giudici e compratore di sentenze, fu concessa l'autorizzazione all'arresto. Per fargli scontare quattro giorni nel carcere di Rebibbia fu necessario aspettare le sue dimissioni da deputato, presentate con tutto comodo. E solo le dimissioni, nel caso più recente, hanno consentito l'arresto del senatore Nicola Di Girolamo, coinvolto in un'inchiesta di riciclaggio e ‘ndrangheta. Di Girolamo proprio pochi giorni ha patteggiato una condanna a 5 anni con le restituzione di 4 milioni euro di bottino). Ma pazienza. L'importante è che il governo sia in buona salute e che Quagliariello sia soddisfatto. Per questo oggi è un giorno di festa.