Ior sott'inchiesta, sequestro di 23 milioni


ROMA. Violazione delle norme sull'antiriciclaggio: un nuovo scandalo investe la Banca Vaticana. Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior è finito nel registro degli indagati, insieme con il direttore generale Paolo Cipriani. Sotto sequestro preventivo 23 milioni di euro.
«Perplessità e meraviglia» ha manifestato la Santa Sede per «l'iniziativa» dei pm di piazzale Clodio, mentre Gotti Tedeschi si è detto «profondamente umiliato» per il coinvolgimento nella vicenda.
E' stato un movimento di denaro sospetto a far scattare il sequestro preventivo, firmato dal gip Maria Teresa Covatta, su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Rocco Fava, di 23 milioni di euro (sui 28 totali) depositati su un conto corrente aperto presso la filiale romana del Credito Artigiano spa.
La maggior parte della somma, 20 milioni, era diretta, alla JP Morgan di Frankfurt ed i restanti tre milioni di euro alla Banca del Fucino. Un maxi trasferimento in cui lo Ior avrebbe omesso di comunicare gli estremi del soggetto, fisico o giuridico, che voleva effettuarlo. A questa violazione del decreto legislativo 231 del 2007, normativa di attuazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio, è legata l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente dello Ior e del suo direttore.
L'accertamento degli inquirenti e della Guardia di finanza, è partito quando l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia, il 15 settembre scorso, ha segnalato la movimentazione di denaro sospetta ordinando la sospensione dell'operazione per cinque giorni lavorativi. Uno stop che ha permesso di arrivare al sequestro, deciso non perché la Procura abbia in mano una prova di riciclaggio, ma perché secondo i pm i vertici dello Ior hanno già commesso il reato omissivo della norma sull'antiriciclaggio.
È la prima volta, da quando la Cassazione, nel 2003, ha attribuito la competenza sullo Ior alla giurisdizione italiana, che viene avviata un'indagine che coinvolge la Banca Vaticana ed i suoi più altri dirigenti.
Immediata è arrivata ieri la replica della Santa Sede che confermando «la massima fiducia» nel presidente Gotti Tedeschi ha spiegato, in riferimento agli importi citati, che «si tratta di operazioni di giroconto per tesoreria presso istituti di credito non italiani il cui destinatario è il medesimo Ior».
«Da quando sono stato nominato alla presidenza dello Ior - ha detto invece Ettore Gotti Tedeschi - mi sono sforzato, insieme al direttore generale, dottor Paolo Cipriani, di affrontare i problemi per i quali oggi vengo indagato».
In realtà, l'attività dell'istituto vaticano ed i suoi rapporti finanziari con le banche italiane sono da tempo nel mirino degli inquirenti. Tanto che sono attualmente in corso accertamenti su presunte anomalie riguardanti svariati conti correnti sconosciuti, schermati e spesso indicati con un nome in codice (dove negli ultimi anni sarebbero transitati decine di milioni di euro), riconducibili alla banca vaticana presso una delle filiali della Banca di Roma, l'attuale Unicredit. Inoltre, Bankitalia, anche di recente, ha ricordato agli istituti di credito che lo Stato Città del Vaticano (Ior compreso) rientra nella lista dei paesi extracomunitari e che nei rapporti con la banca i controlli vanno «rafforzati», non certo «semplificati».

Annalisa D'Aprile