Un colpo preparato da settimane

MILANO.Alla base del redde rationem di Piazza Cordusio non c'è solo la questione libica, ovvero il ruolo della Banca centrale libica - che detiene il 4,99% - e quello del fondo Libyan Authority Investment (Lia), che ha ufficializzato alla Consob di essere salito al 2,594%. Per capire le conseguenze dello scontro e della possibile uscita di scena di Profumo, bisogna seguire le riunioni incrociate e concitate svoltesi ieri tra Piazza Cordusio e Piazzetta Cuccia, sede di Mediobanca. Il presidente del gruppo bancario Dieter Rampl non è andato al cda della banca d'affari e si è trattenuto a Piazza Cordusio. In sede sono rimasti i tre vicepresidenti Vincenzo Calandra Bonaura, Luigi Castelletti e Fabrizio Palenzona, che però è uscito in macchina a metà mattina per partecipare al Cda di Mediobanca ed è rientrato verso le 14.
In Piazza Cordusio sono stati tutta la mattinata anche tre dei quattro vice amministratori delegati: Sergio Ermotti, Roberto Nicastro e Paolo Fiorentino. E' già pronta una lista di possibili candidati al posto di consigliere delegato. Matteo Arpe, Giampiero Auletta, Claudio Costamagna, Enrico Cucchiani, Fabio Gallia, Mario Greco, Alberto Nagel, Andrea Orcel ma anche Pietro Modiano, le ipotesi ventilate.
Arpe e Gallia potrebbero essere nomi 'spendibili", nonostante sul primo pesino i recenti attriti con Cesare Geronzi, oggi presidente di Generali e secondo gli osservatori vero deus ex machina delle vicende degli ultimi mesi sul triangolo della finanza che ruota tra Unicredit, Mediobanca e le Generali. Se Profumo alla fine sarà costretto a gettare la spugna, sulla sua poltrona arriverà Alberto Nagel, oggi amministratore delegato proprio della banca di Piazzetta Cuccia. Geronzi avrebbe intrattenuto un intenso quanto silenzioso dialogo con una parte della maggioranza di Governo, in particolare con Berlusconi e i vertici leghisti che hanno espresso in modo fin troppo plateale la loro contrarietà alla condotta manageriale di Profumo. Sul fronte strettamente bancario nessuna grande sorpresa rispetto alla gestione della banca anche se qualcuno ipotizza un ritorno di UniCredit verso confini più ristretti attraverso la cessione di una parte delle attività estere acquisite, anche a caro prezzo, durante la campagna 'tedesca" condotta dal discusso amministratore delegato. (a.d.s)