«Il mio bimbo ha il soffio al cuore e dovrò rivolgermi al privato»

Caro direttore,
mi chiamo Alessio Rampini e sono un imprenditore di Pavia.
Quando il nostro pediatra ci ha detto che nostro figlio Pietro aveva un lievissimo soffio al cuore ci ha consigliato per sicurezza un ecocardiogramma.
Chiamando il San Matteo per prenotare un esame ci è stato chiesto se eravamo già pazienti, alla nostra risposta negativa ci hanno detto che non accettano nuovi pazienti neanche per un ecocardiogramma. Ho letto sulla Provincia Pavese che il pronto soccorso di cardiologia pediatrica era chiuso, ma il non fare un semplice esame a Pavia per me pavese è intollerabile.
Ho la fortuna di avere la possibilità di pagare un esame privato, ma per chi non ha i mezzi? Deve andare fuori città?
Scusate ma è una vera schifezza e meriterebbe un titolo in prima pagina.
Alessio Rampini
Pavia Tristezza e rabbia. Sono questi i sentimenti suscitati dalla lettera del signor Alessio Rampini arrivata ieri al nostro giornale. Un papà preoccupato che chiede aiuto all'Ospedale di Pavia, il Policlinico, il luogo che da quando è nata a Pavia la facoltà di Medicina è stato il punto di riferimento fondamentale, il porto sicuro per generazioni di pavesi che hanno avuto bisogno di cure. Quanti sono passati di li? Tantissimi. Non c'è famiglia che non ci abbia avuto a che fare. I nostri nonni lo chiamavano la Ca' Granda e in quell'espressione c'era l'affetto e la certezza di potersi abbandonare sicuri alle capacità dei suoi medici, alla cura affettuosa e sollecita dei suoi infermieri. La Ca' Granda.
La cittadella sanitaria di Pavia è cresciuto molto negli ultimi decenni. Altri ospedali altamente specializzati e altrettanto accoglienti sono nati a pochi chilometri da noi. Tutti hanno potuto prendere dal grande Policlinico medici e anche infermieri che l'università ha continuato a formare li, tra quelle mura. Variegata ormai la scelta anche nel privato convenzionato eppure noi pavesi continuiamo a sentirci traditi se è il Policlinico San Matteo a deluderci. Vorrà pur dire qualcosa. Senz'altro che dalla nostra Ca' Granda non possiamo accettare di non trovare accoglienza. Men che meno quando ci sono di mezzo i bambini.
E oggi di un bambino si tratta. E di un papà che sfoga la sua rabbia, la sua delusione e che si interroga non tanto per sé, ma per chi non ha i mezzi per rivolgersi al privato che cosi bene ha potuto svilupparsi in Lombardia.
Lotte intestine dilaniano da mesi, da anni la gloriosa clinica pediatrica del San Matteo. Errori del passato che svelano oggi le loro tristi conseguenze? Errori nuovi, di oggi? Quanto incidono queste cose su una vicenda come quelle di cui torniamo a parlare, la chiusura dell'ambulatorio cardiologico per i più piccoli? Non è la risposta a queste domande che potrà consolare chi chiama e si sente dire: se non è già nostro paziente di qui non si passa. Ma la domanda è legittima e forte: come mai nel grande Policlinico San Matteo non ci sono abbastanza cardiologi per bambini? Come mai la fabbrica dei dottori è senza dottori? Come mai è costretta a mandare altrove (tra parentesi, sarebbe opportuno che chi risponde al telefono dica in quale altra struttura pubblica, è possibile trovare il servizio soppresso) chi continua a cercare aiuto proprio li dove sarebbe del tutto naturale trovarlo? Il papà di Pietro ha diritto a risposte vere.

Pierangela Fiorani / p.fiorani@ / laprovinciapavese.it