Pavia, vietato distrarsi
PAVIA.Questo Pavia è come un acrobata che cammina sul filo: se guarda giù, rischia di cadere. In una stagione in cui almeno sei squadre del girone retrocederanno, ma potrebbero diventare 10 ai play out, «è meglio vivere alla giornata e non guardare troppo la classifica, almeno fino a marzo»: a sostenerlo è Filippo Tagliabue, uno dei migliori visti finora a Pavia. «Possiamo vincere e perdere con chiunque, tutto dipende dalla concentrazione». Vale per la squadra, e quindi anche per il lungo 22enne: «So di poter fare di più - dice - ma so anche di essere scarso per la categoria per cui devo sempre restare concentrato per reggere».
Si chiama consapevolezza dei propri limiti, ma può diventare una forza se ti porta a migliorarti. E poi in questa squadra c'è uno che ti pungola continuamente come Massimiliano Baldiraghi. «Fa bene il coach a starci addosso - dice Tagliabue - perché siamo inesperti e non cosi forti singolarmente».
In difesa la squadra gira, in attacco invece ancora no. «La preparazione atletica intensa di queste settimane ci serve in difesa, ma a questo punto della stagione ci fa mancare la lucidità e le gambe per fare certe cose in attacco - spiega Tagliabue - . Con l'inizio del campionato diminuirà la parte atletica e a quel punto miglioremo in attacco. E poi con il tempo impareremo a conoscerci e capiremo come mettere il compagno nella condizione di esprimersi al meglio».
Il carattere già si vede. Sul meno 18 con Omegna, in Coppa Italia, Pavia ha reagito ed è riuscita a risalire, pur non evitando la sconfitta. «Può bastare poco: una buona difesa, un compagno che segna e la squadra si ritrova - dice Tagliabue - . E poi ha funzionato la zona 2-3». Una difesa che potrebbe essere utilizzata ancora durante l'anno, soprattutto perché una squadra cosi aggressiva come Pavia potrebbe ritrovarsi spesso con molti giocatori gravati da 3 o 4 falli nella ripresa. A Persico, ad esempio, ne hanno fischiati tre in cinque minuti con Omegna. «E' successo perché è stato l'unico a difendere forte fin dall'inizio e gli arbitri l'hanno notato - spiega il lungo alla seconda stagione di A dilettanti - . Se avessimo difeso tutti in quel modo per gli arbitri sarebbe stato più difficile fischiare tre falli a uno di noi. Spesso gli arbitri tendono a tutelare le stelle e noi non ne abbiamo, per cui dobbiamo aggrapparci alla squadra».
Le premesse però ci sono: «Solo quando avevo 18 anni ed ero in una B2 piena di giovani - spiega Tagliabue, nella vita single e ragioniere - mi è capitato di passare cosi tanto tempo anche fuori dal campo con i compagni come succede qui». E poi questa Pavia «non ha nulla da perdere».