I pm: tentato omicidio
AGRIGENTO. Il caso del peschereccio di Mazara del Vallo mitragliato domenica notte da una motovedetta libica con a bordo finanziari italiani finisce sul tavolo della Procura di Agrigento: tentato omicidio plurimo aggravato e danneggiamento di natante le ipotesi di reato.
Sono queste le ipotesi di reato avanzata dal pm Luca Sciarretta nell'ambito dell'inchiesta, a momento a carico di ignoti, coordinata dal procuratore Renato Di Natale e dall'aggiunto Ignazio Fonzo. Il peschereccio è stato sequestrato e stamattina arriverà a Porto Empedocle. Saranno i Ris a cercare di fare luce sulla dinamica della sparatoria attraverso una perizia balistica: la motovedetta libica sparava ad altezza d'uomo, per uccidere? I carabinieri eseguiranno i rilievi sia sui fori di entrata dei proiettili, sia sul blue box, il rilevatore Gps in dotazione alle imbarcazioni per verificare l'esatta posizione del peschereccio al momento della sparatoria. Il comandante del peschereccio Gaspare Marrone, 45 anni, che ieri ha presentato una dettagliata denuncia alla Guardia costiera di Lampedusa, smentisce categoricamente che possa essersi trattato di un incidente come dichiarato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni che ha ipotizzato che il peschereccio possa essere stato scambiato per una nave di clandestini. «Ma quale incidente, Maroni dica quello che vuole. Non possono averci scambiato per una barca di clandestini o con altro. Io ho parlato con il comandante della nave libica in Vhs e gli ho detto con chiarezza che eravamo italiani e che stavamo lavorando». I colpi che hanno crivellato l'«Ariete» sono stati almeno trenta, sparati, secondo il racconto dell'equipaggio, a intervalli di circa un'ora.
«Hanno sparato per colpirci e potevano ucciderci. Ora è chiaro, su quella nave c'erano nostri militari della Guardia di finanza. Quando io ho mi sono rivolto a quell'uomo che parlava perfettamente la nostra lingua, gli ho chiesto se fossero italiani. Mi ha detto che era un guardiacoste libico, se mi avesse detto che era italiano avrei subito fermato le macchine». Se davvero la motovedetta libica sapeva che il peschereccio era italiano, perché è stato aperto il fuoco?
«Era impossibile scambiarci per altri» incalza il comandante dell'«Ariete», «la nostra è una barca di 36 metri attrezzata con macchinari da pesca modernissimi, impossibile fare confusione. Loro invece hanno sparato ad altezza uomo. Se avessero voluto intimidirci, avrebbero sparato in aria, in acqua. Invece la mia barca ha cinquanta fori da una paratia all'altra. Ma che comportamento è questo? E Maroni lo chiama un incidente? Dica quello che vuole, ma le cose non stanno cosi, quelli sparavano per ammazzarci, ad altezza uomo. E sapevano che eravamo pescatori».