Cosi il credito cambia pelle Più controlli sulle finanziarie
PAVIA.Il credito al consumo cambia pelle, cambiano i rapporti tra le famiglie e le finanziarie. I numeri sono importanti: due auto su tre sono pagate con un finaziamento, un televisore su due viene acquistato con un prestito. Due dati che fanno capire quale sia il peso sull'economia globale del credito al consumo, il comparto dei prestiti alle famiglie concessi principalmente da società finanziarie. Finanziamenti che non vanno confusi con i mutui immobiliari: il credito al consumo, infatti, finanzia esclusivamente l'acquisto di beni mobili (dall'auto fino agli eletrodomestici), e i prestiti personali. Un comparto che sta affrontando una rivoluzione copernicana: dal 19 settembre, infatti, entrerà in vigore il nuovo decreto legge sul credito al consumo: cambieranno radicalmente le norme che regolano i rapporti tra chi chiede un prestito (singoli o famiglie) e chi lo concede (finanziarie, ma anche banche). La riforma recepisce una direttiva comunitaria e di fatto regolamenta la figura dell'intermediario finanziario con requisiti più strigenti rispetto a quelli attuali. Ma perchè questa riforma? «Sostanzialmente perchè ci si è accorti che in Italia ci sono troppe finanziare che propongono prestiti e che molte di queste non offrono le garanzie e le tutele necessarie per le famiglie che il presito lo ottengono - risponde Giuseppe Piano Mortari, direttore operarivo di Assofin, associazione che riunisce le maggiori società finanziarie -. Banca d'Italia, il controllore finale di tutte le operazioni finanziarie che avvengono in Italia, ha ha concluso che ci sono troppi 'soggetti marginali", di solito piccole e piccolissime finanzirie che adottano strategie di marketing più aggressive e hanno con i clienti rapporti meno trasparenti».
La nuova normativa, in estrema sintesi, chiederà alle finanziarie un patrimonio minimo più alto a garanzia dei prestiti concessi, garanzie di professionalità, requisiti organizzativi maggiori rispetto a quelli odierni.