Palmieri, novelle tra menzona e verità

PAVIA. Che cosa hanno a che fare gli antichi dei ed eroi della mitologia mesopotamica con il tardo medioevo? Che cosa ha da spartire Luigi IX, il re delle ultime crociate, con il signor Pampuja, rappresentante dell'uomo medio di oggi? Questi e altri misteri sono alla base di «Inganni» (Lupo editore, 179 pagg, 14.50 e.) di Giulio Palmieri.
Classe 1979 e alla sua prima opera, Palmieri è un salentino trapiantato a Pavia. Tre i racconti raccolti nel volume, 'La bambola", 'L'inganno" e 'Il demone", tutti collegati da un unico filo conduttore, la ricerca e l'identificazione del sottile confine fra menzogna e verità, realtà e inganno, naturale e sovrannaturale. «All'insegna dell'inganno, quello che l'uomo stesso si costruisce, la vita affonda in un'illusione in cui i fantasmi della mente acquistano o perdono consistenza e le segrete paure spingono ad erigere difese contro il disfacimento, contro la morte»: cosi Palmieri spiega il suo lavoro, in cui convergono le suggestioni più disparate: appassionato di mitologia ed esoterismo, oltre che della grande tradizione del romanzo ottocentesco, l'autore recupera quella voglia di narrare usando categorie come il fantastico l'immaginario, l'occulto e il sovrannaturale per parlare dell'uomo moderno e della natura umana, condizionata com'è dalle illusioni e dalle autosuggestioni che ci creiamo per venire a patti con l'esistenza. Vano sforzo, secondo l'autore: «L'azione gloriosa sognata si sfalda in una beffa atroce; Luigi IX di Francia sarà giocato dalla morte, Pampuja dal suo inconfessabile segreto, l'innominato protagonista de 'Il demone" da una legge che egli non può piegare alla sua volontà o ai suoi giochi crudeli».