Bossi: pronti a fare festa
VENEZIA.Umberto Bossi mette i fiori nei cannoni. Le bocche da fuoco a lungo armate in direzione del governo per portare a casa il «sogno padano», non hanno più bisogno di munizioni: il federalismo è «fatto, questione di giorni, addirittura di ore» assicura il senatùr.
Non c'è motivo per minacciare quindi, la Lega di governo sente il vento in poppa, il peso dei risultati, ed immagina - racconta - uno scenario in cui tutto diventa possibile. «Preparatevi a fare una grande festa nella piazza principale del paese, la premiata ditta Calderoli-Bossi ce l'ha fatta a portare a casa il federalismo» incita Bossi. Ora, annuncia il senatùr, toccherà alle tasse: «Abbiamo raggiunto l'accordo con Tremonti - rivela - alle Regioni andrà una miscela di Irpef e Iva».
La Lega, garantisce Bossi, continuerà sulla strada delle riforme «andremo avanti per cambiare il Paese, la gente è stanca di carrozzoni». Una di queste è, senza dubbio, il decentramento dei ministeri nelle «capitali della Padania», qualcosa andrà pure al Sud, «anche li hanno grandi città»: «I ministeri sono un'enorme fonte di posti di lavoro e soldi, non vedo perché i nostri ragazzi non possono avere queste opportunità». Bossi rispetta quindi la consegna del silenzio sulle elezioni invocata da Berlusconi - manda avanti i suoi prescrivendo toni soft - al punto che lo striscione inneggiante alle urne viene silenziosamente fatto ammainare. Il basso profilo non gli impedisce di lesinare le battute per deliziare la sua numerosissima platea, 50mila per gli organizzatori del Carroccio, 30mila secondo la questura. «Fini dice che la Padania non esiste? Ognuno si suicida come vuole». Ma il meglio, il senatùr lo dedica a Giancarlo Galan - ormai un classico del suo repertorio - il cui nome, manco a dirlo, viene accolto dai fischi: «Con Zaia abbiamo perso un ottimo ministro dell'Agricoltura, poi è arrivato Galan e i risultati si sono visti: è l'unico ministro che ha denunciato il proprio governo all'Europa». «A Berlusconi e Tremonti - aggiunge - ho chiesto di trattare con l'Europa per ottenere quello che si può sulla partita delle multe», prosegue rivolto al capannello di bandiere «muccate» degli agricoltori in lotta sulle quote latte. E assicura: «Non vi abbandoniamo».
Ma al di là delle provocazioni, questa volta Bossi offre alla platea un lato riflessivo sconosciuto ai più. A Venezia, dove il cerchio si chiude e l'acqua della sorgente torna al mare, traccia il bilancio di quella che per lui è stata la madre di tutte le battaglie: «Il tempo passa anche per me - rivela con una punta di rimpianto - l'altro giorno ero in montagna e mi mancava l'aria. Per fortuna c'erano mio figlio e mia moglie, Manuela. Siamo tutti leghisti, esce uno ed entra l'altro. Ma io andrò in pensione solo quando la Padania sarà libera».