Guido da Landriano è già il nuovo eroe

LANDRIANO.L'emblema della Lega Nord vacilla sotto i colpi degli storici: lo spadone di Alberto da Giussano potrebbe non aver mai guidato gli eserciti della Lega lombarda alla vittoria contro Federico Barbarossa. E ci sono le prove, riportate nel volume 'Legnano 1176, una battaglia per la libertà" (Laterza, 2010). L'eroe del Carroccio potrebbe cambiare indirizzo: le ricerche di Paolo Grillo, medievalista dell'università statale di Milano ieri protagonista di un incontro a Landriano, fanno emergere di Guido Da Landriano, 'capitano" di Landriano e Vidigulfo, console di Milano alla fine del 1100. Lui avrebbe guidato le truppe della Lega lombarda alla vittoria contro il Barbarossa a Legnano.
La mitologia del Carroccio rischia di migrare in provincia di Pavia, ma i leghisti non sembrano prenderla male: «Ben vengano altri miti, altri simboli», commenta Francesco Ratti, segretario provinciale della Lega Nord. E l'assessore alla cultura di Landriano, Massimo Piacentini, tranquillizza: «Non abbiamo intenzione di diventare la nuova Pontida, vogliamo solo far conoscere il nostro paese».
«Che Alberto da Giussano non esistesse si sapeva dal 1914 - spiega Grillo -. Non c'è traccia documentale della sua presenza, fatto noto tra gli storici». Tanto che l'enciclopedia Treccani non gli ha riservato una voce. «Il monumento di Legnano che tanti pensano raffigurare il comandante della lega - aggiunge Grillo - è intitolato genericamente al 'Guerriero di Legnano"». Nonostante il merchandising del Carroccio si sa dunque per certo che Alberto da Giussano è solo una figura leggendaria. La vera novità è l'emergere della nuova figura di Guido da Landriano come guida degli eserciti della Lega lombarda. Spiega lo studioso: «E' una mia ipotesi, ma plausibile: Guido da Landriano secondo le cronache dell'epoca era uno dei sei consoli di Milano nel 1176, teneva i rapporti con la Lega, sarebbe stato un buon candidato per guidare l'esercito». Un personaggio influente e fortemente anti imperiale: imprigionato dal Barbarossa a Pavia e poi rilasciato, un fratello ucciso dall'imperatore durante l'assedio di Crema. E poi ci sarebbe un indizio decisivo: «E' lui che, alla pace di Costanza nel 1183 riceve per primo tra tutti i delegati dei Comuni l'attestato della pace - afferma Grillo -. Un privilegio grandissimo, forse attribuito a chi aveva guidato le truppe a Legnano». Com'è possibile che sia rimasto sepolto dalla polvere della Storia per cosi tanto tempo? Risponde il professore: «I cronisti volevano far vedere che non era stato un individuo a vincere la battaglia, ma i milanesi. Il protagonista politico era tutto il popolo. Nel 1300 invece il clima politico cambia, la città è governata dai signori, gli eserciti comandati dai condottieri: gli scrittori allora non capivano più l'assenza di un comandante lombardo, e se ne sono inventati uno».
Il segretario provinciale del Carroccio sorride all'idea che anche in provincia di Pavia ci possa essere un nuovo 'luogo mitico" per la Lega: «Ma non basta un libro di storia ad eliminare Alberto da Giussano: è il simbolo di chi lotta per l'indipendenza del suo popolo». (a.gh.)