La ricetta Mentana «Un Tg per tutti e spazio alla politica»
ROMA.«Si, Confalonieri mi ha chiamato, in questo ambiente il fair play è di casa. Berlusconi? Non mi chiamava prima e non mi ha chiamato adesso. Non l'ha fatto neanche Bersani e va bene cosi». Enrico Mentana insiste nella linea del basso profilo e della prudenza. Il suo Tg continua a macinare record di ascolti, e soprattutto a rosicchiare fette di telespettatori al Tg1 di Augusto Minzolini e al Tg5 di Clemente Mimun. In pochi giorni il Tg di La7 è passato dal 3 al 9 per cento di share, con due milioni e spicci di telespettatori e 3,5 milioni di contatti. Ma SuperChicco non si è montato la testa.
Si aspettava un successo cosi travolgente e veloce?
«Mi aspettavo un aumento di pubblico ma non in questi termini. Sapevo che la prima volta avrei avuto un buon ascolto. Come mi sento? E' una sensazione piacevole e inebriante. Ma non voglio montarmi la testa».
Confalonieri l'ha chiamata. E' pentito?
«Non ho notato rimpianti, del resto non sono stato mandato via per guadagnare ascolti».
Beh ma grazie al traino del suo Tg la rete finirà per diventare concorrenziale nella raccolta pubblicitaria con Mediaset e Rai.
«E' una questione che non mi riguarda. Noi giornalisti quando fingiamo di essere esperti di queste cose rischiamo figuracce. Certo è che sono rimasto stupito quando mi è stato detto che, dopo il debutto del Tg, il titolo in borsa è cresciuto del 20%».
Gli esperti certificano che il pubblico del suo Tg è giovane, appartiene al ceto medio-alto, ed è colto.
«Il mio tentativo è quello di fare un Tg per tutti, per ogni tipo di pubblico. Cerco di parlare chiaro in modo da essere compreso a Bolzano come ad Avellino. C'è gente che campa studiando i target ma si rischia di scivolare in un involontario razzismo a voler spaccare il capello in quattro».
Quello che è certo è che il suo telegiornale sta 'scippando" ascolti sia al Tg1 che al Tg5. E lo sta facendo parlando di politica. Al debutto del suo Tg5 promise che la politica sarebbe stata assolutamente marginale. Oggi invece è il piatto forte del tg targato Mentana.
«Tutto si è capovolto da allora. Quando lanciai il Tg5 c'era chi ci accusava di fare un telegiornale per dare spazio alla politica e i partiti, già agonizzanti, pretendevano spazi. Oggi mi sembra che si facciano dei telegiornali per non parlare di politica. Non spetta a me dare giudizi sulle scelte degli altri. Io cerco di fare del mio meglio per realizzare un tg il più libero e spregiudicato possibile. Quanto alla politica, beh mi sembra che ci sia molta attenzione da parte del pubblico».
Quando Minzolini fa i suoi editoriali però il pubblico cambia canale.
«Per carità non mi chieda di commentare il lavoro dei colleghi. Io devo solo pensare a fare la mia corsa e raggiungere il traguardo. Non posso voltarmi indietro».
Qual è il traguardo?
«Mantenere questi ascolti, fideizzare il pubblico. Continuare a convincere i delusi della tv che un'altra informazione è possibile. Restando con i piedi per terra. Non sono affatto convinto che i grandi Tg siano in crisi».
Come ha convinto Gianfranco Fini a darle l'esclusiva della sua prima intervista?
«Fortuna. A luglio, il giorno dopo lo strappo tra Berlusconi e Fini, sono passato per caso davanti all'hotel Minerva. Fini stava annunciando ai suoi la nascita di gruppi parlamentari e avvertendo il premier che nulla sarebbe più stato come prima per il governo. Gli ho detto che a settembre saremmo partiti e gli ho chiesto l'intervista. E' stato di parola».
Se ci saranno le elezioni anticipate come sarà il suo Tg?
«Cercheremo di dare spazio alle notizie, come stiamo facendo. Daremo spazio a tutti e sarà divertente. Ci sarà concorrenza. C'erano due gioiellerie blasonate. Noi questa volta non abbiamo cercato di fare della buona bigiotteria ma abbiamo creato una linea di nostri gioielli».
Continuerà a condurre il suo Tg?
«Per ora si. Sono il direttore e anche il conduttore del telegiornale. Continuerò a metterci la faccia».