Moschea, ultimatum di Jones
NEW YORK.Brucerà o non brucerà duecento copie del Corano il predicatore cristiano fondamentalista che vuole cosi commemorare la strage dell'11 settembre? Terry Jones ha lanciato un ultimatum all'Imam a capo del progetto di costruire una moschea a New York vicino a Ground Zero. Se Feisal Abdul Rauf non farà marcia indietro il rogo si farà. Jones ha fatto pervenire all'Imam moderato il suo numero di cellulare ma Rauf non intende cedere alle pressioni per evitare sia la reazione negativa del mondo islamico sia la probabilità che altri fondamentalisti mettano in moto un'escalation di pressione anti islamica negli Stati Uniti.
Qualcosa del genere si sta già verificando. Da una parte all'altra degli Stati Uniti vengono indicazioni di altri gruppi cristiano-fondamentalisti che oggi vogliono bruciare il Corano. Fra loro il reverendo Bob Old a Springfield, in Tennessee oppure Duncan Philip a Cheyenne in Wyoming.
Tutto fa pensare che oggi, giorno del nono anniversario della strage, Jones sarà a Ground Zero nella speranza di potersi confrontare con Feisal Abdul Rauf.
All'inizio di una giornata convulsa Jones aveva detto di avere sospeso il progetto di bruciare i corani perchè gli era stato garantito che Rauf costruirà Cordoba House lontano da Ground Zero. L'Imam, però, ha fatto sapere di non avere mai parlato col predicatore e di non avere fatto marcia indietro sulla collocazione del centro culturale islamico.
Intanto la figlia di Jones è uscita allo scoperto: «Penso che mio padre sia impazzito», ha detto Emma nel corso di un'intervista al tedesco Der Spiegel. «Quando sento le sue ragioni per bruciare il Corano mi sembra di sentire un'altra persona che parla».
Mentre il mondo islamico è pronto a reagire alle prime immagini del Corano in fiamme, l'America si sta interrogando sul fatto che un insignificante cristiano fondamentalista (ex manager di un piccolo albergo) a capo di una congregazione di cinquanta persone sia diventato oggetto di attenzione globale con le telecamere da tutto il mondo puntate davanti alla sua chiesa Dove World Outreach Center.
Alcuni puntano il dito sui mass media e altri sulla leadership del governo americano. I giornali e le televisioni hanno infatti dato enorme attenzione al gesto anticipato da un fanatico (non è la prima volta che qualcuno brucia il Corano in America) e i massimi ranghi dell'amministrazione Obama hanno fatto eco alle minacce di Jones con il segretario alla difesa Gates che ha telefonato personalmente al predicatore per dissuaderlo da un gesto che potrebbe costare la vita ai soldati americani in Iraq e Afghanistan.