Caso dirigenti, guerra sugli stipendi

VIGEVANO.Il tentativo di conciliazione alla Direzione provinciale del lavoro servirà a verificare la possibilità di incontrarsi a metà strada, ma le posizioni per ora sono distanti. Dopo la riorganizzazione degli uffici comunali, due dirigenti, Enzo Spialtini e Mariadelaide Delfino, hanno chiesto i danni per «dequalificazione professionale» e per la conseguente riduzione della retribuzione complessiva. Difficile per ora fare i conti esatti. C'è chi dice che i dirigenti potrebbero trovarsi in busta paga circa 20mila euro in meno l'anno. Il loro legale, l'avvocato Antonella Giglio di Milano, parla di «una riduzione molto consistente» sullo stipendio che per Spialtini (in base all'ultima tabella pubblicata nel 2009) è di 111.580 euro lordi annui, per Delfino di 92.891.
Il sindaco, Andrea Sala, espone il punto di vista dell'amministrazione comunale. «La riorganizzazione degli uffici - dice - non è nata certo dalla volontà di penalizzare questo o quel dirigente. Per ottimizzare i servizi e avvicinarli ai cittadini, abbiamo individuato tre settori strategici: la polizia locale, i servizi alla città e la politica sociale. I settori meno strategici sono stati alleggeriti da alcune responsabilità e a ciò corrisponde, per i dirigenti, una percentuale accessoria minore nella retribuzione complessiva. Nessuno vuole sminuire le professionalità. Ma mi sembra per lo meno discutibile questa presa di posizione da parte di dirigenti che, in tempi di forte crisi economica, percepiscono stipendi di tutto rispetto».
«Sono affermazioni sorprendenti - replica l'avvocato dei due dirigenti - perchè un sindaco dovrebbe avere a cuore il personale comunale e, quindi, anche il rapporto con i dirigenti. Che senso ha dire che i dirigenti guadagnano più o meno rispetto ad altri cittadini? Guadagnano quanto stabilito in qualità di dipendenti pubblici. E nell'ambito di un rapporto di pubblico impiego che ormai ha caratteristiche privatistiche, il datore di lavoro non può decidere di demansionare e quindi di ridurre le retribuzioni. Se succedesse in un'azienda privata, vorrei vedere se il lavoratore interessato accetterebbe senza aprire bocca. Riteniamo che nella decisione del Comune ci siano anche profili di illegittimità e ci riserviamo di impugnare davanti al giudice amministrativo anche il provvedimento di riorganizzazione degli uffici. Fermo restando che siamo pronti a confrontarci davanti al collegio di conciliazione». La stessa disponibilità è stata espressa dal sindaco. Alla Direzione provinciale del lavoro si verificherà se ci saranno margini per conciliare. (l.g.)