Fini fa festa: il premier farà i conti con noi
ROMA. Gianfranco Fini l'ha detto sul palco di Mirabello: «Minacciare un giorno si e un giorno no le elezioni è avventurismo politico». E il ritorno al voto dopo poco più di due anni, e nonostante una delle più larghe maggioranze parlamentari di sempre, sarebbe «un fallimento per Silvio Berlusconi». Quella sul ricorso al voto anticipato promette insomma di essere la prima sfida fra le due destre che da domenica sera esistono e si confrontano in Italia.
Quella leaderistica e un po' peronista del Cavaliere, che trae ogni diritto e legittimazione dal consenso ed è allergica alle regole, al confronto e tanto più al dissenso, e quella più democratica e istituzionale, più occidentale e moderna, lanciata da Fini domenica.
Il giorno dopo, il presidente della Camera si è goduto l'iniezione di calore e di sostegno ricevuta a Mirabello. Ma anche i tanti messaggi di congratulazioni che gli sono giunti un po' da tutto l'arco politico. I finiani invece volano letteralmente sulle ali dell'entusiasmo. «E' stato il più bel giorno della mia vita politica - scrive su Facebook un politico consumato come il deputato Enzo Raisi - mi sono emozionato e ho pianto». E' lo stesso Raisi che domenica scorsa, a Mirabello, ha voluto indicare sua sorella nella platea e gli ha chiesto di alzarsi. «Lo voglio segnalare ai giornalisti del 'Giornale" - ha detto dal palco - perché sono arrivati a scrivere che qui non ci sarebbe venuta neanche mia sorella. Ecco: mia sorella c'è». Dettagli, ma che la dicono lunga sul clima pionieristico, da avventura che comincia, che si respira fra i finiani. Per molti, lo scrollarsi di dosso il berlusconismo, sembra assumere la valenza di una liberazione.
Lo spauracchio delle elezioni non spaventa nessuno. Innanzitutto perché in pochi credono che si vada davvero a votare a breve. Fini ha del resto blindato la posizione politica di Futuro e libertà in un recinto quasi inattaccabile. Restiamo nel centrodestra, votiamo la fiducia a questo governo fino alla fine della legislatura, non facciamo ribaltoni. Certo, aggiunge, vogliamo discutere, insieme a Lega e Pdl, di come attuare nel concreto i punti di programma. Difficile dirgli di no. Può Berlusconi aprire una crisi di governo al grido di «no, con lui non voglio parlare?».
In ogni caso, e non da oggi, i finiani si organizzano. Raccolgono iscrizioni, fondano circoli, contano le adesioni degli amministratori eletti che si schierano dalla loro parte. E anche gli esterni che potrebbero convergere. Un nome per tutti: Adriana Poli Bortone, la Lady nera della Puglia, forte ancora di un significativo bacino di consenso (quello capace di far perdere il Pdl in Puglia nelle ultime regionali). Domenica mattina era a Mirabello, ufficialmente come ospite, ma già ipotizzava «percorsi comuni» e sferzava i circa 200 amministratori locali presenti: a chi vi vuole comprare con una poltrona, rispondete: «me ne frego». In Sicilia, i finiani sono già forti e una loro, probabile convergenza con l'Mpa e l'Udc è uno degli incubi del Cavaliere.