Barista reagisce e insegue il rapinatore in fuga

CASTELLO D'AGOGNA. «Pezzo di m..., dammi tutti i soldi». Ma anche davanti a una pistola, il barista reagisce. Gira intorno al bancone, arrivando faccia a faccia col bandito protetto da un casco: «Non ti dò niente. Vattene o ti sparo io». Il rapinatore gira i tacchi a mani vuote, Gianluigi Di Camillo lo insegue per un centinaio di metri. E' successo ieri al bar Baia d'Assab, in via Milano.
Erano le 14.20, con il bar pieno di clienti seduti ai tavoli dentro e fuori il locale, che è sulla strada principale, all'inizio del paese venendo da Mortara. E qualcuno stava anche prendendo il caffè in piedi al banco, dove l'uomo - alto e robusto, bermuda e marsupio, si è avvicinato senza togliere il casco integrale nero da motociclista.
Gianluigi di Camillo, 43 anni, era alla cassa per dare il resto. Da sotto il casco, la richiesta di soldi preceduta da un insulto. «Quell'uomo non aveva un accento straniero - raccontava ieri Claudio Di Camillo, fratello del titolare - è stato ripreso dalle telecamere interne di sicurezza del bar». Anche davanti all'arma puntata, tirata fuori dal marsupio in mezzo al locale pieno di gente, il barista non ha fatto una piega. E' uscito da dietro il bancone apostrofando lo sconosciuto: «Guarda che il fucile lo prendo io». Per tutta risposta, il bandito ha fatto il gesto di armare la pistola, cioé mettere il colpo in canna, sotto il naso di Gianluigi Di Camillo. «A vedendo l'arma da vicino, mio fratello ha capito che era una pistola giocattolo. Ha ripetuto che non gli avrebbe dato un euro».
Il bandito allora è scappato, inseguito dal barista sotto gli occhi di una trentina di clienti. Lui davanti e il barista dietro hanno attraversato via Milano (un tratto della ex statale 494 molto trafficato) fino alla strada laterale per Olevano, dove il rapinatore aveva lasciato una Mercedes classe A grigia. Ci è salito ed è scomparso.
A quel punto è partita la chiamata al 112. I carabinieri visioneranno le riprese delle telecamere, verificando anche la targa della macchina usata per la fuga, che potrebbe essere rubata. «Quel che ha fatto reagire mio fratello è stata la rabbia per l'insulto del rapinatore». Fino a un anno fa, i Di Camillo avevano il bar-tabaccheria dall'altra parte della strada, dove erano stati derubati. Poi hanno rilevato il Baia d'Assab: «E qui hanno tentato di rapinarci, ma fallendo decisamente il colpo».