Lino Maga: «Sopra Broni per i lavori sbagliati temo un'altra tragedia»
BRONI. Tra i viticoltori interessati dalla vicenda Recoaro, anche Lino Maga, il patron dello storico Barbacarlo. L'azienda dei Maga, è stata fortemente danneggiata dall'alluvione 2009, vedendo due ettari di vino Oleano completamente isolati e, da allora, abbandonati. Del resto dei vigneti, ben mezzo ettaro era stato poi coperto dalle frane. Ma oltre al danno, la beffa. Infatti, l'azienda Maga si trova oggi, ancora in pericolo. E con lei i vitigni centenari del Barbacarlo. Il 29 giugno Lino Maga aveva saputo dell'imminenza dei lavori.
Due settimane dopo, effettua un sopraluogo con i tecnici del Comune, spiegando loro che i terreni di valle Maga sono luoghi difficili e particolari, che necessitano di massima cura e attenzione. Scrive poi un documento in cui fa presente le esigenze dell'azienda per la manutenzione delle viti. Chiede quindi che non vengano lasciati attrezzi e materiali che possano essere di impedimento ai lavori di raccolta. Ma poi, la sorpresa. Il 12 agosto, si reca a far visita alle sue vigne di Barbacarlo. Si trova stupefatto di fronte alla scena: gli operai avevano tracciato una strada appena sopra la sua casa rurale, dove prima c'era un passaggio pedonale. «Ho potuto vedere i disastri che stavano combinando, tra l'altro senza avermi avvisato dell'intervento», spiega Lino Maga.
«Ora la casa e le vigne sono nuovamente in pericolo, a causa di questo errato intervento. Chiedo che tutta la proprietà sia messa in sicurezza, perché temo che le prossime piogge possano essere fatali e far cadere nuovamente il terreno». Dopo l'alluvione del 2009, per Maga cosi come per gli altri agricoltori della zona è stata una fatica enorme riprendere gli ordinari lavori agricoli.
Le vie d'accesso ai vigneti sono per la maggior parte scivolate.
«Un'ordinanza dice che dobbiamo sistemarle noi. Ma nessun privato può farsi carico di lavori del genere. Chiedono che venga stilato un progetto si tratta di una spesa insostenibile - e conclude - Non è giusto colpire sempre gli agricoltori che a stento sopravvivono in questa nuova economia agricola. Non chiedono nulla e sopportano sanzioni».