Rischio lavoro nero per sopravvivere
PAVIA.Una vita a stendere calce, per poi soffrire e doversi arrangiare. Cosi si vive ai tempi della crisi edilizia. Vivere senza stipendi arretrati o senza stipendio del tutto. Vivere in cassa integrazione.
Passare da uno stipendio, in caso di qualche specializzazione, di circa 1400 euro al mese (pari a una paga oraria di 10,11 euro ora lorde) ai 700 euro mese della cassa integrazione. Per chi è monoreddito è un crack sociale e affettivo. Una vita sulle impalcature, arrivare ai 40-50 anni dovendo fare i conti con la fine del mese. Peraltro avendo sempre sudato il 27, giorno di paga. «Ho moglie e due figli che studiano - dice un muratore che abita vicino a Pavia e ha lavorato di recente anche in Oltrepo - Che devo fare? Mi arrangio. Lavoro dove posso, adesso. Non si guarda tanto per il sottile quando devi mantenere una famiglia. Si c'è chi tra noi lavora in nero, ma non sarebbe peggio rapinare le banche?». Il mercato del lavoro, secondo il passaparola, sarebbe più vivace in Oltrepo, ma stagnante in Lomellina.
Appare rallentato se non fermo a Pavia e nel pavese (con qualche eccezione verso il lodigiano). Cantieri spesso avviati e mai conclusi. Oltre mille alloggi invenduti a Pavia. Compravendite al ribasso: 1.309 nel 2008, poco più di mille nel 2009. Mercato delle abitazioni che non decolla, non c'è più una bolla del mattone e se c'è si è ristretta. Come nel Ragazzo della via Gluck di Celentano «Solo case su case, catrame e cemento». Ma senza più un boom economico alle spalle.