SE I SOLDI NON HANNO ODORE E CONTANO PIÙ DELLE IDEE
Speravamo di esserci liberati dall'etichetta folkloristica di Paese dei mandolini e delle tarantelle. Da quando lo showman Silvio Berlusconi ha fatto irruzione - divertendosi molto, lui - sulla scena politica italiana, dobbiamo aspettarci gag e piroette, al di sotto delle quali però c'è un solidissimo strato di buoni affari. Per l'Italia? Lo vedremo più avanti. Certo è che il presidente del Consiglio si tiene ben stretto da mesi il dicastero dello Sviluppo (che riguarda pure le sue tv) ingigantendo un personale conflitto di interessi che non ha riscontro nei Paesi democratici e che da anni risultava già insostenibile. I soldi non hanno odore.
A livello internazionale il premier ha stabilito rapporti economici molto forti con due leader che il resto del mondo occidentale osserva con occhio assai critico: Putin all'Est e Gheddafi nel Mediterraneo. Entrambi accusati di non rispettare le regole elementari della democrazia, di imbavagliare il dissenso, di usare petrolio e gas per tenere sulla corda i Paesi dell'Occidente. Tranne l'Italia, a quanto pare, grazie alla sempre più solida amicizia personale fra Berlusconi e i due potenti, cosi diversi fra loro e però cosi versati, come il loro grande sodale, al business. Che ne è stato dell'Italia che guardava come modello all'Europa più avanzata, alle sue regole e conquiste liberaldemocratiche? Gli affari ormai prevalgono largamente sulla politica. I soldi non hanno odore.
Fra Berlusconi e Gheddafi c'è poi una affinità di tipo 'spettacolare". Come le 500 hostess reclutate per il leader libico a Roma. Alle quali il dittatore di Tripoli tiene lezioni di Corano e poi dice (a quanto viene riportato) che 'l'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa". Sarebbe interessante conoscere la reazione degli islamici che credono nel Corano. Del resto, in questi anni la Chiesa cattolica non ha lesinato il proprio appoggio al leader italiano più lontano da uno stile di vita improntato alla morale evangelica. I soldi non hanno odore.
A Roma si ripeterà dunque il circo equestre già rappresentato a cura del leader libico fra la tenda di Villa Doria Pamphili alle sedi di governo, con tutti i capricci, i ritardi, i cambiamenti che esso creativamente comporta. Ma la Berlusconi-Gheddafi SpA presenta un business di una quarantina di miliardi di euro. Era doveroso che il nostro Paese rifondesse a Tripoli i danni provocati dall'occupazione coloniale. Ma - come ha notato lo storico dell'Africa, Angelo Del Boca - si è andati al di là senza chiedere che in Libia venissero rispettati i diritti umani previsti dalle convenzioni internazionali. A partire da quelli dei migranti che - con grande soddisfazione di Berlusconi, Bossi e Maroni - vengono respinti in Libia e là concentrati in campi ritenuti da Amnesty International veri e propri lager. La nostra Federazione della stampa chiede a Gheddafi di poterli visitare. Sarebbe un primo passo. Ma dubitiamo molto che tali richieste possano venire accolte da Gheddafi (e sostenute dall'amico Silvio). I soldi non hanno odore. E contano più delle idee oggi.