L'idea di Maria Martinetti che diventò la Lega del Bene

«Se io non avessi assistito per 4 anni, nel Comitato pro Minorenni, a certi dolorosi casi, non mi sarei sentita trascinata a fare quello che faccio, per dovere di cristiana e di italiana»: cosi nel 1922 Maria Martinetti spiega l'origine della vocazione di 'imprenditrice di bene" a Pavia.
Nata a Torino nel 1861, terza di cinque figli, segue il padre capostazione nelle diverse sedi assegnate; dopo la sua morte, dal 1874 risiede definitivamente a Pavia, con il fratello maggiore, pure impiegato nelle ferrovie. Ha una discreta cultura, pur senza titoli ufficiali, secondo lo stile di vita della madre 'benestante"; coltiva la sua inclinazione alla pittura con le lezioni di Romeo Borgognoni, brava nei paesaggi, che vanno a ornare i salotti delle famiglie amiche.
Di carattere estroverso e risoluto, si muove con originalità in quel diffuso attivismo femminile che sta trasformando il 'benefattore" in operatore sociale. Le sollecitazioni non mancano: nel 1910 Pavia, alle soglie dell'industrializzazione conta 15.705 poveri iscritti su 37.789 abitanti.
Nel 1914 fonda la 'Lega del Bene", un gruppo di signore borghesi, affiancate da un 'comitato di lavoro", sempre di donne, più disponibili a spendersi in prima persona. L'insegna è generica, ma l'attenzione è per i bambini 'abbandonati" nel brefotrofio oppure rimasti orfani. Sopravviene la guerra e l'orizzonte assistenziale deve allargarsi anche ad altri bisogni, soprattutto a quelli dei soldati concentrati a Pavia città-ospedale; finita l'emergenza, l'idea originaria si conferma con il riconoscimento legale ottenuto nel 1918.
La Martinetti indica, nelle sue relazioni, le tante povertà che colpiscono i bambini: oltre che di sostentamento materiale, di istruzione, di educazione morale, di affetto. Da principio la 'Lega" cerca i fanciulli privi di assistenza e li colloca in istituti, non solo a Pavia (dove solo già grandicelli possono essere accolti nei due orfanotrofi e nelle 'Derelitte"), ma presto il progetto si concentra sui bambini dai due agli otto anni, proprio per completare l'assistenza offerta dagli istituti tradizionali.
Senza esitare cerca fondi rivolgendosi a viso aperto ai pavesi ricchi che conosce o addirittura con questue nei giorni di mercato, attirandosi critiche per la sua insistenza e anche per un certo modo di presentarsi schietto e un po' trasandato nel vestire. Nulla la ferma: nel 1920 riesce a farsi ricevere dal papa Benedetto XV che le assegna la bella somma di diecimila lire; nel 1925 ottiene il patronato dal re (il cui nome viene aggiunto a quello originario dell'ente); l'anno successivo, forte del diploma di medaglia d'argento per la 'redenzione sociale", addirittura organizza a Pavia un convegno su come affrontare il problema dell'infanzia abbandonata.
Nel 1928 finalmente apre la prima casa per i bambini, e la chiama 'Nido", un nome concreto e poetico che entra (ed è tuttora) nel cuore dei pavesi: è una villetta in periferia (ancora esistente, in via Brichetti 44) dove ospita sedici bambini. È significativo che per dirigere e condurre il suo 'Nido" scelga due donne che incarnano ideali diversi e complementari dell'assistenza: Dina Toscani, ispettrice delle infermiere della Croce Rossa e Angela Corona, laica consacrata nelle 'Orsoline" di Sant'Angela Merici. La Martinetti non è un'improvvisatrice, studia la pedagogia, conosce personalmente Rosa Agazzi e ne applica il metodo, adattandolo con il suo vivace buon senso.
Il 1930 è un anno fondamentale perché la 'Lega del Bene" viene riconosciuta in ente morale e il 'Nido" viene trasferito nella casa più bella e ampia sulla sponda sinistra del Naviglio, dov'è tuttora. Il Fascismo sostiene l'istituto attraverso l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, ma la signorina Maria, estrosa e insieme diplomatica, riesce a salvaguardarne sempre l'autonomia, restando presente ogni giorno, infaticabile anche in vecchiaia. Ma proprio la constatazione del calo delle forze e delle nuove esigenze di una società che cambia, la inducono ad affidarne la gestione alle suore Figlie di Maria Ausiliatrice: l'adozione della moderna pedagogia di don Bosco chiude idealmente l'anello con gli anni della sua infanzia torinese.
Logorata dalla sua appassionata fatica, Maria Martinetti muore, assistita dalle suore del 'Nido", nella sua casa di piazza Ghislieri il 6 settembre 1934. La strada a lei intitolata è fuori mano, dietro la Cascina Pelizza; ma la sua memoria rimane nel 'Nido" di viale Sicilia, sempre vivo di solidarietà e di speranza.

Cierre